La critica e la trasformazione delle cose

Immagine tratta da consiglioaperto.blogspot.it

A forza di frequentare Facebook, forum, commentare blog, giornali, singole notizie, intervenire di qua e di là ANCHE sui temi più  stupidi – quindi SOPRATTUTTO sui temi più stupidi, ce li propongono apposta – stiamo finendo per trasformare le cose.

Improvvisamente, forse perché dotati del falso delirio di onnipotenza che la rete ci regala con la pia illusione dell’anonimato, abbiamo abbassato la soglia della sensibilità, per cui scambiamo facilmente una puntualizzazione con una polemica, una rettifica con una minaccia di adire alle vie legali, una critica con una diffamazione e la satira come un delitto di lesa maestà.

La sciatteria dei media è dilagante, e noi ci cadiamo dentro con tutte le scarpe. E’ una tentazione meravigliosa a cui non bisogna wildianamente resistere.
Bene che ti vada ti ritrovi copiato, interpolato, frainteso (come il noto Maestro Italiano del fraintendimento ci ha pazientemente insegnato), quando non ridicolizzato, comunque sempre deformato nel tuo pensiero e nelle tue intenzioni originali.
E’ per questo motivo che spesso si deve precisare, rettificare, cricare, dichiarare il proprio disaccorso, ironizzare.
In un clima di dibattito che, soprattutto su Facebook e sui giornali on line, dovrebbe essere la quotidianità. Voglio dire, la gente che scrive su questi cosi dovrebbe essere abbastanza avvezza a essere contestata, corretta, ribattuta.

E invece no, ce la prendiamo a morte.
Forse perché la rettifica, la contestazione, o anche la semplice precisazione, magari permeata da un velo di ironia, ci obbligano a tornare sulla notizia, su quanto è stato scritto, su quello che non è stato fatto, in breve, sulla nostra personale sciatteria e sul come l’abbiamo impiegata nel momento in cui ci siamo esposti con le nostre idee e i nostri scritti.
Come se volessimo dire “E va beh, non ho detto questa cosa, non ti ho citato, ti ho citato male, ho scritto una cosa senza fondamento, ho massacrato l’ortografia e la sintassi, E ALLORA?? C’è bisogno di venirmelo a dire? Ora mi tocca anche rispondere…”

Scriveva Mario Missiroli che “Una smentita è una notizia data due volte”. Io penso che una smentita possa e debba costituire la leva attraverso la quale una notizia si rivela falsa. O, semplicemente, inesatta. Allora la notizia torna all’attenzione di chi l’ha letta, ma anche e soprattutto di chi l’ha scritta, che deve obbligatoriamente occuparsene. Magari in corpo 10 e in posizione poco visibile perché essere puliti e onesti va bene, ma la polvere sotto al tappeto nessuno la deve toccare.

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