La censura di Facebook e l’inesistenza della libertà in Internet

Giorni fa ho scritto un articolo sulla censura da parte di Facebook di una foto di una mamma che allatta.

Ho scritto che per me l’immagine di una mamma che allatta non è pornografia, ma se Facebook la considera tale (e non considera indecente la farfallina della Belén) non ci si può far niente, finché si è in casa di Facebook.

Mal me ne incolse. Almeno una volta criticavo Wikipedia, ogni tanto qualcuno mi scriveva, magari per cercare di redimermi.

Adesso è un continuo scrivere, un continuo dichiararsi sdegnati dal mio articolo, una sempiterna solfa per tendere a dire che Facebook non ha alcun diritto di censurare nulla e nessuno e che noi DOBBIAMO starci dentro per forza e protestare. E, naturalmente, io sono un imbecille perché non ho capito questo.

E allora il mondo deve girare alla rovescia. Perché io pensavo che fossero LORO che non hanno ancora capito che la libertà in rete non c’è. Ho fatto l’esempio di Facebook che se domattina si sveglia e decide si staccare la spina ai server mezzo mondo va in paranoia perché non può più mettere “Mi piace”. Ho detto che non esiste un diritto a Facebook, figuriamoci se esiste un diritto a dire quello che si vuole su Facebook!! Sono americani, cosa volete pretendere???

Ecco, ho detto questo.

E la personcina più educata mi ha scritto “Non sono d’accordo!” Qualcun altro mi scrive che è colpa di gente come me se non c’è tolleranza (come se quell’immagine l’avessi censurata io!). Altri mi hanno detto che quello che ha scritto “Repubblica” è solo l’inizio di una storia, però intanto se la prendono con me che ho dato un’opinione e non con “Repubblica” che non ha scritto tutto, e, soprattutto, non ti dicono come stanno le cose dal loro punto di vista.

Ti dicono che “non hai capito nulla”, e beati loro che hanno capito tutto.

E’ gente che pensa di avere libertà di opinione solo perché ha una casella di posta elettronica griffata Hotmail o Yahoo, una di quelle che ti mettono due righe di pubblicità in fondo a un messaggio, o pensano di essere davvero libero perché dopo la chiocciolina c’è scritto “libero.it”. E’ gente che pensa di essere libera perché affida i suoi pensieri e le sue comunicazioni a Facebook o a Twitter, contenitori e raccoglitori di dati incrociati tra le relazioni e i contenuti dei propri utenti. E’ gente che usa Google, che censura i suoi contenuti per la Cina perché fa un accordo con le autorità di quel paese. E si scandalizza perché Facebook oscura due tette che allattano.

Non siamo liberi su Internet, bisogna che ce  lo mettiamo in testa.
Io non sono libero.
Io sono “ospitato” (“hosted”) da Aruba. Pago cinquanta euro l’anno per mantenere questo ambaradan di blog. Pensate che solo in virtù di questo io possa ritenermi libero? Io ho solo sottoscritto un contratto. Se domani, per motivi suoi, Aruba decide di non volermi più tra i suoi clienti mi ridà i miei cinquanta euro e finita lì. Una volta si è verificato un principio di incendio nella sede di alcuni server, per fortuna non è successo niente, ma mezza Italia è rimasta al buio.

Non viviamo in casa nostra, viviamo in un perenne e costante affitto!!

La gente pensava che su Splinder si potesse aprire un blog gratis, poi Splinder ha fatto il bòtto e va beh, ti ha dato la possibilità di salvarti i tuoi dati, ma a un certo punto l’hosting non c’era più e buonanotte al secchio, alle interazioni, alle amicizie, ai commenti incrociati.

Si spegne la luce e finisce la favola.

E la gente se la prende con me. Fàtela finita, adesso, sì??

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