La bravura di Michela Murgia

Una delle donne più interessanti del momento è certamente Michela Murgia.

Almeno non è incredibilmente prevedibile.

Classe 1972, esordì letterariamente con un blog, poi raccolto in forma di volume dalle edizioni ISBN (sono libri belli e stampano bene, compratelo) sotto il titolo di "Il mondo deve sapere", diario della sua esperienza di lavoratrice nel call center della Kirby International. Poi è passata al Premio Campiello con "Accabadora".

La ragazza è brava, maledettamente brava, sa scrivere e bene. Questo crea un certo imbarazzo considerato che:

a) ha una bella faccia pacioccona e sorridente lontana, grazie al cielo, dagli stilemi dei visi delle esponenti più in voga  del neoputtanesimo berlusconiano;

b) ha studiato teologia (quindi non fa audience, minimo un master in marketing applicato, anche se nessuno sa cosa sia, se no non sei nel giro);

c) si è adattata a fare mille mestieri prima di raggiungere la notorietà (è stata direttore amministrativo in una centrale termoelettrica);

d) ha un blog costruito con Joomla (averlo avuto Joomla quando decisi di mettere su un blog!);

e) rilascia alcuni dei suoi scritti sotto licenza Creative Commons;

f) Ogni tanto si lascia sfuggire qualche errore di ortografia, come me;

g) non la pensa come me, né come tanti altri;

h) non la invitano da Fazio. O se la invitano non ci va. Probabilmente per quanto esposto nei punti da a) a g).

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