Kim Jong-Il: morte di un dittatore

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La retorica della Corea del Nord, messa in piedi in anni di propaganda e ideologismo costruito giorno per giorno, ha contaminato l’informazione occidentale al momento il cui il "caro Leader" Kim Jong-Il è stato còlto da infarto, dopo una vita fatta di culto della personalità, privazioni dei mezzi primari di sostentamento del suo popolo, realizzazione di ordigni atomici, cognacchini e film porno proiettati in privato.

Qualcuno dice, sia pure virgolettando, che è morto il "caro Leader", qualcun altro accenna all’erede di Kim Il Sung (perché è normale passare sopra al passaggio filiale dei poteri plenipotenziari del paese più povero e più chiuso del mondo), giornali e televisione insistono sul video ufficiale dell’emittente ufficiale  nordcoreana in cui l’annunciatrice del telegiornale delle 12 locali si mostra in preda a una incontenibile commozione non riuscendo a trattenere le lacrime (e ci credo, perché se le avesse trattenute dopo cinque minuti chissà che fine avrebbe fatto…), sui dodici giorni di lutto proclamati, qualcuno si mette a riportare le dichiarazioni della Chiesa sudcoreana.
Per poco qualcuno ha mancato la propaganda di Pyongyang secondo la quale Kim Jong-Il avrebbe scritto oltre 1500 libri e che avrebbe cominciato a parlare all’età di due mesi. Desolante "Il Fatto Quotidiano" che conclude uno dei suoi articoli sul tema dicendo che "Rimane l’incognita del figlio Kim Jong-un, già designato come leader della Corea, ma forse la nazione può cominciare a guardare avanti con più fiducia rispetto al passato."

Ma come no, e i regali sotto l’albero li mette Babbo Natale.

Ma non c’è nessuno che osi dire e stampare che quest’omino qui era, soprattutto, un dittatore? (No, perché l’ovvio non lo scrive più nessuno…)

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