José Manuel Blecua Teijeiro: il Maestro è nell’anima, e in fondo all’anima per sempre resterà



Ognuno di noi ha dei maestri.
Il mio si chiamava José Manuel Blecua Teijeiro, filologo, cattedratico di letteratura spagnola prima a Saragozza e poi a Barcellona.
E’ stato Membro Onorario della Real Academia de la Lengua.
L’elenco della sua produzione e delle sue edizioni critiche è sterminato.
Qualche imbecille su Wikipedia gli ha dedicato qualche riga, ma è sempre poco.
Era un uomo elegante, educato, sempre sorridente, che ispirava fiducia, tenerezza, confidenza.
Ha conosciuto praticamente tutto il mondo letterario spagnolo del ‘900.
E’ stato e rimane uno degli studiosi più entusiasti, fecondi ed autorevoli della Spagna del nostro tempo.
Non ha mai fatto gelosamente tesoro della sua infinita erudizione, della sua cultura sterimata, del suo modo di lavorare certosino e attento.
Era quello che si dice un gentiluomo.
Su Internet, che, ne sono convinto, non gli sarebbe piaciuta, si trovano poche sue fotografie.
Una di queste lo ritrae mentre aggiusta la cravatta a Ernest Lluch, professore di dottrine economiche presso l’Università di Barcellona, strenuo difensore di una scelta costituzionale al problema basco, ucciso il 21 novembre 2000. Non posso metterla in linea direttamente come vorrei, ma la trovate linkata a questo indirizzo.

Di José Manuel Blecua Teijeiro ho ritrovato alcune registrazioni del 1988, quando alla residenza estiva dell’Università di Saragozza parlava di poesia spagnola contemporanea.
Hanno messo fuori commercio le audiocassette e così si finisce per mettere fuori commercio i ricordi più cari.

Nello spezzone che vi propongo parla con sorprendente semplicità del concetto di poesia semplice in Juan Ramón Jiménez, cita una conferenza di Federico García Lorca, e spiega la differenza tra forma e contenuto poetici. Il tutto in meno di tre minuti.

Con José Manuel Blecua Teijeiro condivisi ore in giardino a chiacchierare dei massimi sistemi e del modo italiano di vedere la vita sorseggiando whisky con ghiaccio che lui mi offriva volentieri dopo essersi tuffato, all’età di 80 anni, in una piscina di acqua semigelata, perché sui Pirenei fa freschetto anche ad agosto.
Non gli dissi mai che non sopporto il whisky, che lui adorava.
Gli dedicai la mia tesi di laurea, era il minimo che potessi fare.

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