Jaca! I’m coming back home…

E allora, via, torno a casa.

Dopo 20 anni torno in un piccolo paesino aragonese, a pochi chilometri dalla frontiera francese, in cui ho studiato (sì, quando n’avevo voglia!) presso la residenza estiva dell’Università di Saragozza, e dove, soprattutto, ho passato i periodi migliori della mia vita.

Torno a respirare un po’ d’aria di montagna che spero mi dia il senso di un’aria di democrazia, di quelle che ti mettono appetito e voglia di credere ancora in qualcosa insieme.

Ho voglia di leggere El País seduto a un bar, con camerieri semplici ma gentili, spellunzicando qualche tapa di jamón ibérico, patas bravas o qualunque altra cosa, a passeggiare tra strade amiche e conosciute, in un piccolo centro che sarà inevitabilmente cambiato e chissà se mi riconoscerà.

Il blog riprenderà i suoi regolari aggiornamenti quando tornerò, che sarà più o meno quando mi pare.

Chi fosse interessato a seguire la trasferta spagnola può linkarmi su Twitter:

http://twitter.com/valeriodistefan

oppure controllare la sezione "In Itinere", che trovate qui accanto a sinistra.

Disabilito momentaneamente i commenti, non ho voglia di collegarmi da Jaca (provincia di Huesca, miga bàe!!) per controllare se scrivete delle stronzate, anzi, possibilmente non ho neanche tanta voglia di collegarmi.

Lascio tutto sospeso in aria, in "vacanza", appunto, che ha un senso etimologico meraviglioso.

E mi dispiacerà per chi mi manda le e-mail per chiedermi consigli sulla scuola, sui ricorsi al Garante della Privacy, su come scaricare o ascolare un file .ogg, lascio la mia fornitrice di computer che scambia il disco fisso con il desktop di Windows e quando le vado a spiegare che il desktop non è altro che una cartella di Windows mi guarda come se le avessi detto che il Papa non è sposato, mantengo in sospeso il mio benzinaio che mi rincorre da settimane perché vuole affibbiarmi una scheda telefonica della ERG ma è simpatico e quasi quasi gliela compro, ho deciso di lasciare in stand-by i litigi di condominio, chi mi telefona per dirmi che "Confermiamo, Professore, Lei è stato trasferito, rallegramenti, le invio il decreto a casa" (grazie Pagannone!) e chi invece lo fa di prima mattina per dirmi che ha fissato la Chiesa e che l’anno prossimo si sposa.

Torno a casa.

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