Iran: gli USA all’attacco – di Carlo Benedetti

Siamo già in guerra? Di certo c’è che la Nato ha chiesto alla Turchia di aprire sia il proprio spazio aereo che i confini di terra con l’Iran. E tutto sta a dimostrare che è iniziato il conto alla rovescia per l’attacco alla Repubblica islamica di Ahmadinejad. Teheran è in stato d’allerta e molti paesi stanno già lanciando l’allarme per quanto potrebbe accadere. Si muove, in primo luogo, la Russia. Con il Cremlino che teme che il governo di Ankara ceda alle pressioni americane. Perché in caso di assenso turco il Pentagono avrebbe la strada spianata per intraprendere un’azione militare nei confronti dell’Iran al fine di liquidarne gli obiettivi strategici, primi fra tutti quelli nucleari. Siamo sull’orlo del burrone – dice la Radio di Mosca – ricordando che a partire da questi momenti sarà sufficiente un ordine della Casa Bianca per consentire, nel giro di 24 ore, bombardamenti generali sull’Iran con l’utilizzo di portaerei, sommergibili e basi statunitensi dislocate nel Golfo Persico.

La decisione ultima spetta al presidente Bush. Sarà lui a far scattare l’operazione e ad aprire nell’intero bacino – già logorato dalla guerra contro l’Iraq – un nuovo e terribile fronte. Intanto entrano in campo le diplomazie dei paesi della Lega araba con il Segretario generale Amr Musa che annuncia che l’opposizione ai piani americani sarà immediata e dura. E in tale contesto il leader arabo smentisce quanto sostenuto da Israele e cioè che paesi come il Katar, l’Oman e la stessa Arabia Saudita avrebbero già dato il proprio assenso ai piani di Bush. E’ chiaro – ha precisato Amr Musa – che si sta cercando di fornire notizie false per destabilizzare l’intera area e confondere le diplomazie occidentali.E’ allarme generale, quindi. E dalla capitale iraniana il vice ministro degli Esteri Manuchehr Mohammadi annuncia che l’Iran è pronto "alla guerra". E poco dopo prende la parola il presidente Ahmadinejad che ricorda al paese che il programma nucleare è come "un treno senza freni e senza retromarcia". Mosca rilancia queste posizioni e lo fa nel quadro di una sua campagna che tende a mettere in evidenza la forza militare. Annuncia che nell’immediato futuro la Russia costruirà sistemi antiaerei e antimissilistici della quinta generazione da contrapporre a quelli che gli Stati Uniti intendono installare in prossimità dei confini russi. Tali posizioni sono annunciate con servizi televisivi, radiofonici e giornalistici che riprendono quanto affermato dal nuovo primo vice premier Sergej Ivanov, mentre si attende una riunione straordinaria della commissione governativa che si occupa delle questioni militari. Le preoccupazioni, comunque, sono enormi.

Mosca è al corrente degli impegni presi dagli stati maggiori delle forze armate Usa. Sa che hanno allestito, su ordine di Bush, un pool incaricato di preparare i piani di attacco concreti. Sa anche che Gran Bretagna, Polonia e Repubblica Ceca hanno già dato il loro assenso ad ospitare le basi e le stazioni radar dello scudo missilistico che gli Usa intendono costruire per intercettare i missili balistici iraniani.
Ma Mosca – oltre alle questioni militari e alle ovvie operazioni di destabilizzazione che seguiranno – segue con apprensione le vicende del rapporto tra Washington e Teheran anche in relazione alle riserve di gas. La Russia, si sa, è il Paese che può contare sulla maggiore quantità di riserve: 47.820 miliardi di metri cubi, il 27% del totale mondiale. E subito, al secondo posto della classifica, c’è l’Iran dove, al momento, sono stati scoperti 26.740 milioni di metri cubi di gas naturale, pari al 15% delle riserve mondiali. Ma i calcoli più recenti rivelano che quello scoperto sinora sia solo il 38%. Ed è di fronte a tutta questa situazione energetica che Mosca non può permettersi di uscire dal grande gioco che gli americani intendono portare avanti attaccando l’Iran. Per Putin e per gli strateghi dell’economia russa l’Iran rappresenta una grande arena di intervento per il colosso energetico del Gasprom.

Ecco, quindi, la grande importanza dell’accordo russo-iraniano che, stipulato recentemente, consente al Gasprom il controllo del primo gasdotto destinato a portare il gas iraniano in Europa occidentale. In altre parole, vista dall’angolazione europea, Gasprom si è comprata il suo potenziale concorrente che è oggi il primo e il secondo detentore mondiale di riserve di gas naturale controllando il 42% di ciò che si trova nei giacimenti di tutto il mondo.
L’ alleanza Russia-Iran nel settore strategico del gas è, quindi, cosa fatta. E le conseguenze politiche (guerra eventuale, permettendo) non si faranno attendere. Intanto nel Palazzo di Vetro la Russia è impegnata a fare da scudo all’Iran e non è difficile intuire che questa strategia è finalizzata anche a spianare la strada al Gasprom. Chiaro, quindi, l’impegno russo sull’intero scacchiere. Perché Putin sa che se non saranno accettate le proposte avanzate dagli organismi economici russi (che attenuano le “punizioni” previste per l’Iran, intenzionato a portare avanti il programma nucleare) Teheran si sentirà libero di sviluppare il proprio programma nucleare ritenendosi ufficialmente svincolato. Ecco perché il patto del gas tra Russia e Iran non fa che rendere ancora più saldo il legame tra Teheran e Mosca. Intanto Ahmadinejad sa che potrà contare quantomeno sulla tacita benevolenza di Putin ogni volta che minaccerà di cancellare Israele dalla cartina geografica. Si è, quindi, al giro di boa con un drammatico crescendo di iniziative di guerra che segnano l’implacabilità del conto alla rovescia.

da: www.altrenotizie.org

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