Io stasera non guardo Report (Facebook, Twitter, Social Network, privacy e altri incidenti)

Quella di "Report" di stasera dovrebbe essere una puntata di estremo interesse per gli internauti.

Parleranno di Facebook, di Twitter, di Social Network, di Google, della tracciabilità della nostra persona, dei provvedimenti estremamente discutibili dell’Autorità per le Comunicazioni in tema di copyright, di diritto alla Privacy, del pericolo che ciascuno di noi corre vedendosi vendere i dati e dei $ollari che i guru degli States hanno messo da parte. Ci sarà anche un filmato realizzato con una telecamera nascosta in cui un giornalista va a chiedere conto a una signora che ha mandato mail pubblicitarie in giro il perché si diverta a violare la privacy in questo modo, e a chiederle di cancellare l’indirizzo di posta elettronica (solo che il dato di cui chiede la cancellazione non è suo, ma è riferito a una persona di sesso femminile, a voler esser pignoli la signora, se fosse stata più pronta e meno "morbida" nel risponderle avrebbe potuto cacciarlo a calci).

Sarebbe una puntata perfetta. E invece lascia molti dubbi.

Il primo, e più evidente motivo, è che è facile gridare alla violazione della Privacy, allo scandalo dei dati venduti da Facebook, e fare i paladini della libertà della rete con una pagina ufficiale su Facebook un cui l’elemento "Report" piace a 299.027 persone, e che cazzo! Se il punto è capire cosa succede quando si clicca su un "Mi piace", non è che la trasmissione della Gabanelli abbia numeri irrilevanti.



Il secondo, altrettanto evidente, e correlato al primo, è la presenza del bottone "Mi piace" di Facebook sulla pagina ufficiale della trasmissione di stasera (lo so cosa pensate, "ce l’hai anche tu sulle tue mediateche, Valerio", ma infatti io adesso lo tolgo…);

Il terzo è che è è inutile andare a pontificare (dicendo, comunque, cose verissime e sacrosante) sulle Authority italiane (tra cui quella del Garante per la Protezione dei Dati Personali), denunciando i compensi pur scandalosi e le modalità di nomina dei relativi reggenti e poi non fare un cazzo di nulla per sensibilizzare la gente a difendere i propri diritti, rivolgendosi, magari in tantissimi, proprio a quel Garante per la Protezione dei Dati Personali che paghiamo fior di soldi pubblici, e che potrebbe andare in tilt .

Il quarto e ben più grave motivo è che mi pare completamente inutile citare in trasmissione soggetti nei cui confronti il Garante della Privacy si è pronunciato ormai da anni.

Non sarò certo io a impedire alla signora Gabbanelli e alla sua redazione di realizzare una trasmissione, se non faziosetta e di parte, almeno un po’ retorica e certamente contraddittoria. Mi prendo solo la libertà, come ho fatto altre volte, di non guardarla e, caso mai, di spiegare il perché a chi lo vorrà sentire.

Per quello che mi riguarda:

a) Considero Facebook e i social network dei grandissimi e inutili carrozzoni, in cui il livello della comunicazione tra persone è talmente scemato fino a raggiungere livelli preoccupanti.
Sono su Facebook perché l’ho provato una volta, ho provato a cancellarmi, ma a più riprese mi sono trovato con il mio account di nuovo in linea senza spiegazione apparente.
Sono stato un pirla ad iscrivermi la prima volta? Non credo, Facebook non è come la droga che se provi una volta poi ti frega.
Sono stato particolarmente sfortunato? Può darsi.

Ultimamente Facebook mi è servito per controllare alcune cose che altri hanno scritto di me e prendere le dovute contromisure. Questo non lo rende né migliore né peggiore.

b) Il problema dei dati personali venduti è vecchio come il mondo, e sussiste da quando la Rete è entrata nella nostra vita quotidiana. Quella dei Social Network è solo la punta dell’iceberg, lo spamming nelle caselle di posta elettronica è una realtà giunta al collasso da anni. Una casella iscritta a una mailing-list, un indirizzo di posta elettronica dato per iscriversi alla newsletter di un sito o di un servizio e il gioco era fatto. Le mail dei furbastri che ti vendono il Viagra le abbiamo ricevute tutti, e Report si sveglia adesso?

c) Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha ricevuto moltissime segnalazioni e ricorsi da parte mia, per i quali ho sempre pagato i diritti di segreteria e le spese previste, e il Garante mi ha dato ragione quando avevo ragione (Telecom, Wind, Barclays, Findomestic, Tre…) e torto quando avevo torto o le mie richieste non potevano venire accolte solo perché Wikipedia ha sede negli Stati Uniti e se ti iscrivi poi resti iscritto a vita.
Mi sono sempre fatto un culo così per difendere la mia privacy e non mi va bene che un giornalista freelance faccia la parte di quello che sa tutto lui e che, soprattutto, si fa giustizia da solo con una telecamerina nascosta.
Fa molto radical chic e gauche caviar, ma non aiuta la gente a risolvere i propri problemi.

d) Essere in rete significa rischiare. Chi non è disposto a rischiare è bene che non ci stia. Reggere il timone della propria privacy può essere snervante, ma è l’unica cosa che valga la pena di essere fatta in una società telematizzata che si basa sull’equilibrio delle esigenze, in cui ci sono abusi ma anche usi.

e) Io stasera Report non lo guardo. E forse smetterò di guardarlo anche nelle domeniche a venire.

63 Views

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.