Io non sono solidale con Giorgia Meloni (variazioni su un tema di Selvaggia Lucarelli)

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Prendo spunto, per il prosieguo del mio discorrere, ancora da un tweet del “giornalista praticante” David Puente che afferma in maniera anche abbastanza categorica che la solidarietà a Giorgia Meloni per gli insulti ricevuti dal Professor Gozzini, nei confronti del quale è partito l’iter disciplinare, sia “il minimo”, una sorta di atto dovuto a prescindere, un gesto trasversale e democratico che deve coinvolgere tutte le persone sensibili al dialogo sessista (dialogo?) e che debba riguardare tutte le vittime, a prescindere dal loro colore politico di appartenenza.

Ebbene, dopo averci pensato un bel po’ e “a contratiempo, acaso”, come dice il Sommo Poeta, io ho deciso, per quel che vale (e vale assai poco), di ritirarmi dal coro unanime, anche istituzionale, della “solidarietà a prescindere” e di non dare la mia solidarietà a Giorgia Meloni per quello che le è accaduto.

Non voglio dire, e non dico, che il Professor Gozzini abbia fatto bene a profferire quelle parole in sé odiose e stigmatizzabili (la Meloni potrà agilmente perseguirle in sede giudiziaria, con ottime possibilità di ottenere una vittoria a mani basse). Semplicemente ritengo che il mio interlocutore, il mio pari, il mio simile, il mio compagno (nell’accezione meramente toscana di “uguale”), sia colui o colei che ha fatto del suo credo politico una radice indelebile e ben piantata nell’antifascismo. E’ per questo che non posso tollerare chi afferma “ho un rapporto sereno con il fascismo”, perché il fascismo non è un’opinione, è un crimine, e non può esserci nessun rapporto sereno con un’ideologia e un regime sanguinari fino al midollo. O vogliamo dimenticarci (o, peggio, non considerare nemmeno) delle leggi razziali e del bagno di sangue che rappresentò l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale?

Non posso e non voglio dichiarare la mia solidarietà umana e di genere (e il genere è quello umano) per chi si è dichiarata pronta “alle barricate” sullo ius soli, per chi ha denigrato l’esperienza di migliaia di poveracci pronti ad attraversare il Mediterraneo in imbarcazioni di fortuna, per chi dichiara che i genitori sono “padre e madre” ignorando, o, ancor peggio, non sapendo proprio per niente, che le dinamiche familiari sono estremamente variegate e multiformi, ma che, soprattutto, hanno bisogno di un minimo di delicatezza e di rispetto. Non può, a questo punto, Giorgia Meloni, pretendere per sé quella solidarietà che non riserva alle categorie fragili, come la comunità LGBT. Non è umanamente possibile solidarizzare con chi dichiara “frasi gravi” quelle pronunciate da un consigliere comunale di Fratelli d’Italia (“Lesbiche e gay ammazzateli tutti”) ma che precisa di non voler e non dover prendere alcuna lezione dal PD, perché, nonostante il PD sia una formazione politica a cui mi vanto di non appartenere, a maggior ragione non me la sento di prendere lezioni da Giorgia Meloni.

Non è possibile, infine, solidarizzare con chi annuncia di voler presentare una interrogazione parlamentare SOLO perché YouTube ha sospeso i proventi pubblicitari e gli abbonamenti al canale di @byoblu, testata giornalistica nota per diffondere contenuti alquanto discutibili. Che problema c’è? Hanno sottoscritto un contratto con un privato (YouTube, appunto), il privato non approva i contenuti dei loro filmati e prende dei provvedimenti. Sono sulla LORO piattaforma, e sulle sue risorse YouTube ospita chi vuole e dà limitazioni a chi pare a lui. Se proprio ci tengono tanto a diffondere le loro verità e il loro punto di vista, si prendano un sito web e le diffondano per conto loro. Oppure si affidino ad altre piattaforme (Vimeo esiste), ma francamente un’interrogazione parlamentare addirittura appare come minimo fuori luogo.

E come dimenticare che, mentre l’aula del Senato tributava un saluto caloroso in piedi a Liliana Segre, il gruppo di Fratelli d’Italia restava seduto sui propri scranni?

Ognuno la pensi come vuole, ma la solidarietà è un abbraccio pieno e incondizionato che, in questo caso, non me la sento proprio di dare.

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