In morte di Isabella De Bernardi

Reading Time: 2 minutes

 102 total views,  3 views today

Piangere oggi una donna come Carla Fracci è quasi un atto obbligato, un “must”, un tributo dovuto a una donna di assoluta eccezione, che sapeva raccogliere nell’impegno, nella costanza, nell’incessabile studio, nella divulgazione (è a lei che si deve la volgarizzazione di una partitura meravigliosa e impeccabile come quella del balletto “Giselle” di Adam), nella dedizione, nella ricerca della perfezione, tutta una vita spesa a servizio dell’arte e della cultura.

Carla Fracci ci mancherà, perché aveva fatto del suo prezioso lavoro un tutt’uno con la sua essenza. Un metodo e una costanza incessabili concentrati nei suoi indimenticabili piedi, fonti di immenso godimento per il suo pubblico e per l’intera nazione.

Mi consola il fatto che una figura come Carla Fracci venga onorata da chi le voleva bene, dalle più alte Autorità dello Stato, dai suoi colleghi, dagli allievi e dai familiari, che abbia una degna sepoltura e che venga ricordata come merita. Perché a Roma le cose vanno diversamente. Una città che non è in grado di assicurare una degna sepoltura alle ceneri di un suo esponente e degno figlio come Gigi Proietti, manca di rispetto a chi le ha dato lustro.

E’ per questo che mi permetto di piangere un po’ più forte la morte di una attrice che in soli 23 secondi (quelli che vedete nel brano che vi riporto da YouTube) ha caratterizzato in maniera indelebile il cinema italiano. E’ venuta a mancare Isabella De Bernardi, figlia di cotanto padre. Nata a Roma ma sangue toscano nelle vene. Ha interpretato il personaggio di Fiorenza in “Un sacco bello” di Carlo Verdone e in due battute ha marcato molto più che un’interpretazione, ha incarnato una realtà, quella del conflitto generazionale della fine degli anni ’70. E’ suo il memorabile “Guarda che io a mio padre gli ho già sputato in faccia, attento fascio che nun ce metto gnente!”, biscicato tra uno sguardo vitreo e una gomma da masticare. Fiorenza era la ragazza di Carletto, nel film, la hippy dalla parlata incerta e strascicata, che aveva un legame con il figlio dei fiori che passava il tempo a grattarsi le pulci sulla poltrona del padre (interpretato da un bravissimo Mario Brega) e a lottare contro la visione ottusa del padre che disapprovava le sue scelte di vita, appoggiato da un prete improponibile, impersonato dallo stesso Verdone. Dare del “fascio” a uno che si autoproclamava un “communista” (con regolare raddoppiamento fonosintattico) con due pugni chiusi invece di uno è uno schiaffo al perbenismo, ai proletari diventati borghesucci da quattro soldi. Quel ruolo e quella battuta hanno fatto di Isabella De Bernardi un’attrice a tutto tondo. Ha interpretato un cammeo che è diventato cinema puro, e della migliore qualità.

Dopo altre due partecipazioni in altrettanti film dello stesso Verdone e una ne “Il marchese del Grillo” di Monicelli, Isabella De Bernardi lasciò la carriera cinematografica per dedicarsi alla grafica, settore in cui eccelleva.

Spero solo che Roma ci permetta di non dimenticarla, perché sarebbe uno schiaffo umano e morale insopportabile.