Va bene studiare la grammatica. La grammatica è essenziale per imparare qualsiasi lingua, spagnolo compreso. Chiunque dica il contrario o è un ciarlatano o è in cattiva fede, e spesso queste due cose coincidono in maniera tragica.
La lingua è fatta di grammatica, ma una volta che la si è imparata occorre metterla in pratica, e allora una risorsa preziosa che ci viene in aiuto è la fraseologia, ovvero tutto quell’insieme di parole, frasi ed espressioni idiomatiche che caratterizzano la lingua e che spesso sono intraducibili. Come i modismi, i proverbi o le frasi fatte.
Perché lo spagnolo, oltre che conoscerlo bisogna anche parlarlo, non solo tradurlo.
E bisogna parlarlo con gli spagnoli, possibilmente in Spagna, magari sorseggiando una sangría.
Quindi, come ci si saluta in spagnolo?
L’espressione più frequente e maggiormente utilizzata è senza dubbio “¡Hola!”
Si tratta di una parola universale che va bene per quasi tutte le occasioni. Non certo in senso generico. Per esempio non è corretto dal punto di vista formale dire “¡Hola!” a una persona a cui si dà del lei. perché “¡Hola!” somiglia più al nostro “Ciao!”, ma più che altro all’interiezione “Ehi!”- Ma mentre noi diciamo “Ciao!” indifferentemente quando ci si incontra e quando ci si congeda, in spagnolo “¡Hola!” va bene solo nel primo caso.
A “¡Hola!” si può aggiungere anche l’ormai conosciuto “¿qué tal?”, che significa “come va?” e a cui si può rispondere “Bien”, “Mal” o “Regular”. “Regular” vuol dire propriamente “così-così”, ma ormai lo si usa per dare una risposta neutra come “eh, si va avanti”.
Da evitare, soprattutto in un contesto colloquiale, l’uso di espressioni un po’ desuete tipo “¿cómo va?”, anche se Carlos Santana l’ha usata come titolo per un brano straordinario.
Se si ha una particolare confidenza con l’interlocutore si può sostituire “¿qué tal?” con un più adatto “¿cómo estás?”, mentre per le forme di cortesia si preferiscono espressioni più generiche come “Buenos días”, “Buenas tardes” e “Buenas noches”.
Bisogna fare attenzione, però. Infatti la vita in Spagna è spostata in avanti di circa un paio d’ore e il concetto di “tardes” y “noches” (ovvero “sera” e “notte”) è molto diverso dal nostro. La “tarde” in Spagna comincia dopo pranzo e finisce poco prima dell’ora di cena. Solo che lì si pranza alle 15 e si cena intorno alle 21,30-22. Poi comincia la “noche”, e il modo spagnolo di viverla è tutto da scoprire.
Per congedarsi si possono impiegare “Hasta la próxima” (“Alla prossima volta”), “Hasta pronto”, “Hasta mañana” (“A domani”) e anche il bellissimo “Hasta siempre”, ovvero “A sempre”, troppo relegato al contesto politico e rivoluzionario, quando si tratta, in verità, di un modo molto affettuoso per dire “Ci vediamo sempre” (non la prossima volta, o domani o chissà quando).
Non bisogna dimenticare, nelle formule di congedo, di dire “¡Adiós!”, che in spagnolo non ha lo stesso significato dell’italiano “Addio!”, ovvero del “non ci rivedremo mai più”, ma quello più proprio e originale di “Ti affido a Dio”, e si tratta certamente di un’altra forma di rispetto e di espressione dell’affettività. Fa vedere che a quella persona ci si tiene davvero.
E anche questa è fatta.