Il vaccino come il software open source

Reading Time: 3 minutes

 78 total views,  2 views today

Ci sono due argomenti, solo apparentemente distanti tra loro che ho in testa da qualche ora: l'”open source” e Albert Sabin.

E, quello che mi viene in mente, è che nessuno dei due ci ha ancora insegnato niente.

L'”open source” è quel tipo di software a sorgente aperta che può essere modificato da chiunque. Viene anche chiamato “software libero”. Cioè, io ho un software che posso installare legittimamente (e, nella maggioranza dei casi, gratuitamente) e posso accontentarmi di utilizzarlo così com’è oppure, se sono un programmatore mediamente bravino, posso fare in modo che corrisponda maggiormente ai miei interessi e alle mie necessità modificandolo a mio piacimento perché i programmatori originari, oltre al prodotto finito, mi hanno dato anche la “ricetta” di quello che sto utilizzando. Il codice sorgente, appunto. E’ come se, oltre alle varie confezioni di Coca-Cola disponibili in commercio, la casa produttrice rendesse pubblica anche la formula della bevanda (non vi illudete, non accadrà mai!) in modo che chiunque possa replicarla, correggerla, adattarla, modificarla e magari rivenderla anche a prezzi stratosferici, se qualcuno gliela compra. Si chiama “libero mercato”.

Albert Sabin, per contro, fu il geniale scopritore del vaccino contro la poliomielite. La sua scoperta ha salvato milioni e milioni di bambini, solo con una soluzione di colore rosso, somministrata su una zolletta di zucchero. Sabin avrebbe potuto diventare ricco sfondato, grazie al suo infaticabile lavoro, ma decise di regalare il suo vaccino all’umanità un po’ perché tra la creazione del vaccino e il suo brevetto sarebbe intercorso del tempo durante il quale molti bambini potevano morire, un po’ perché voleva fare un regalo all’umanità intera. Varie case farmaceutiche produssero quel vaccino, il farmaco ebbe una distribuzione capillare e un numero enorme di bambini poté essere immunizzato in breve tempo. Un benemerito del genere umano di cui nessuno si ricorda più.

Ecco. Se i vaccini contro il Covid19 finora conosciuti (AstraZeneca, Pfizer, Sputnik, il vaccino cubano, il vaccino cinese e quant’altro) fossero a sorgente aperta, ovvero “open source”, ovvero se ne conoscesse la formula, ovvero la loro composizione e il relativo meccanismo di azione fossero noti a TUTTI, non solo più case farmaceutiche potrebbero produrli a prezzi concorrenziali in un clima di libero mercato (appunto!), ma, magari, anche i più poveri potrebbero procurarselo a prezzi abbordabili, se non addirittura gratuitamente, curarsi, proteggersi, mentre nel frattempo le stesse case farmaceutiche e le autorità sanitarie potrebbero studiarli, modificarli, aggiungerci qualcosa, renderli più compatibili con un numero sempre più alto di pazienti, ma, soprattutto, velocizzare la loro distribuzione e somministrazione.

In un momento di eccezionale gravità come la pandemia che stiamo vivendo c’è sempre più bisogno di libertà di indagine e di gratuità, non di meri interessi di parte (per cui la Russia si tiene il suo Sputnik, la Cina il suo vaccino e Cuba il suo ancora) o, peggio ancora, di intrallazzi economici tra i governi delle varie nazioni con le case produttrici che poi si rivelano un fallimento perché, si veda il caso, non si è in grado di garantire il normale approvvigionamento dei farmaci secondo il fabbisogno dei committenti.

Sarebbe né più né meno di quanto accade con i farmaci generici: il paracetamolo è un principio attivo di cui si conosce la molecola. Tutti possono produrlo. Poi c’è chi lo produce semplicemente allo stesso dosaggio del corrispondente griffato, ma a prezzi sensibilmente ridotti, c’è chi si inventa un nuovo prodotto farmaceutico aggiungendoci, che so, un po’ di vitamina C, un po’ di potassio, un po’ di magnesio, o qualche altra vitamina del gruppo B perché, si veda il caso, un paziente febbricitante potrebbe anche soffrire di inappetenza.

E invece tutto avviene all’esatto contrario. Paghiamo i vaccini fior di quattrini perché facciamo riferimento a tre-quattro case farmaceutiche. Esattamente come la Pubblica Amministrazione spreca ogni anno ingenti risorse pubbliche nell’acquisto di licenze di software proprietari, solo perché c’è gente che o le dài Word o se no va in tilt. Il privato cittadino può spendere i suoi soldi come meglio crede, comprandosi Windos, o Mac o quello che vuole. Ma il pubblico non può permettersi di sperperarsi i soldi dei cittadini in soluzioni a pagamento che possono essere acquisite anche gratuitamente. No, questo proprio no.

E allora avanti così.