Il suicidio di Mario Monicelli (regista), quello di Luca Seidita (diacono) e le esternazioni in vita di Paola Binetti (deputato)

Oggi alla Camera dei Deputati, l’onorevole Paola Binetti (eletta nelle liste del Partito Democratico ma "emigrata" in quelle dell’Unione di Centro di Casini, perché va bene avere le idee chiare, ma qualche volta si esagera) ha commentato la scelta del grande Mario Monicelli di porre fine alla propria vita con queste agghiaccianti parole:

«Basta, per piacere, con spot a favore dell’eutanasia partendo da episodi di uomini disperati, perchè Monicelli era stato lasciato solo da famiglia e amici ed il suo è un gesto tremendo di solitudine non di libertà»

Non si sa con quale diritto la Binetti stigmatizzi il comportamento della famiglia di Monicelli e dei suoi amici, rei, a suo dire, di averlo lasciato solo, inducendo in lui l’istito suicidiario, senza considerare il fatto che Monicelli potrebbe aver agito facendo valere il suo sacrosanto diritto di autodeterminazione in piena lucidità di mente, circostanza di cui nessuno, nemmeno la Binetti, sembra dubitare.

Parrebbe una opinione legittima, ancorché non condivisibile e sicuramente censurabile, quella della Binetti, se non che oggi è arrivata la notizia del suicidio di Luca Seidita, 29 anni, di Lecce, certamente assai meno famoso dell’indiscusso e indiscutibile maestro del cinema italiano.

Luca Seidita voleva fare il sacerdote. Si è ucciso perché il Vaticano glielo ha impedito, giudicandolo non ancora sufficientemente maturo per questo passo.

Dovendo prendere sul serio il ragionamento della Binetti, Luca Seidita è stato lasciato da solo dal Vaticano e ha compiuto un gesto di solitudine perché non poteva essere , per opera di una violontà o di un impiedimento esterni, quello che, semplicemente, desiderava essere, un prete.

Il punto è che sia per un mangiapreti come Monicelli, che se n’è andato non chiedendo neanche un funerale, che per un prete mancato, a cui probabilmente un funerale verrà addirittura negato, in quanto suicida, la vita ha senso quando un uomo riesce ad essere completamente e compiutamente se stesso, regista o seminarista che sia. Quando riesce a vedere realizzate le sue scelte, che i cattolici chiamano "vocazione" e vorrei ancora sapere il perché.



La Binetti è un deputato della Repubblica, ha un sito web la cui home page viene visitata mediamente da 30 persone al giorno. Un po’ come dire gli amici intimi, per una persona che ricopre una così alta carica istituzionale.
Oggi che si fa solo un gran parlare di lei ha toccato quota 75 (i dati sono verificabili da chiunque clicchi sul suo contatore Shinystat).


Capite? Non le dà più retta nessuno.
Neanche Luca Seidita. "Senza il prete e la messa perché di un suicida non hanno pietà". Come non l’ebbero di Piergiorgio Welby, il cui peccato fu sempre il solito, quello di aver scelto per sé.

"E qualcuno una croce col nome e la data su lui pianterà".

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Comments

  • luca  On 1 Dicembre 2010 at 18:02

    la binetti ha detto una sciocchezza. ma se a sostegno della tua tesi metti il numero di persone che visitano il suo sito.. poverino che sei.
    ciao!

  • Valerio Di Stefano  On 1 Dicembre 2010 at 22:19

    Io sono povero, non poverino, ma ti perdono lo stesso.
    Quanto alla mia tesi, a suo sostegno non c’è il numero delle persone che visitano il suo sito, ma quello delle persone che NON lo visitano.

  • Single a trent'anni  On 2 Dicembre 2010 at 10:45

    Credo che se arrivassi nelle condizioni di Monicelli farei la scelta stessa di Monicelli, se riuscissi a trovare il coraggio epico che ha avuto lui.

    La Binetti deve smetterla di violare la libertà altrui in nome della sua setta religiosa d’appartenenza, tra l’altro. E inoltre faccio più accessi di lei :)

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