Il sito di Maurizio Paniz hackerato dagli Anonymous, con qualche errore di ortografia

Da due giorni, a seguito della vicenda della querela per diffamazione nei confronti dei responsabili del dominio vajont.info, che ha portato all’oscuramento di un intero dominio per un contenuto ritenuto lesivo della sua dignità, il sito di Maurizio Paniz (www.mauriziopaniz.it) si presenta così:

La “manutenzione” di cui si parla è dovuta a un fatto molto semplice: il sito di Paniz è stato messo KO dagli “anonymous”, in quella che doveva essere una evidente azione di protesta, peraltro rivendicata in un comunicato reperibile (almeno nel momento in cui sto scrivendo) all’indirizzo http://pastebin.com/S0FCaLmV.

Orbene, cosa si legge in questo comunicato? Tra le altre cose la frase: “Se l’italiano non è un opinione, l’uso del plurale in detta frase non si rifà alle persone ma a ciò che rappresentano, quindi come prima osservazione viene da chiedersi se non sia giusto che chi giudica lo scritto non sia tenuto alla conoscienza della lingua dello scrivente”

Ora, se l’italiano effettivamente non è un’opinione (e non lo è) “un’opinione” si scrive con l’apostrofo e “conoscenza” si scrive senza la “i”.

Non è possibile andare a contrastare Paniz con gli errori di ortografia. L’indignazione e la protesta non passano da questi atti di pressappochismo ortografico. La gente ci sguazza in queste piccolezze e sono solo punti a favore di chi dice (e sono in molti a dirlo e a pensarlo) che vajont.info, lungi dall’essere un sito di informazione è solo un ricettacolo di volgarità assortite.

Si sta spostando l’attenzione mediatica dall’esagerata e inspiegabile decisione del Giudice per le Indagini Preliminari di Belluno, che impedisce l’accesso a un sito intero, solo perché su una delle sue pagine sono riportate delle frasi ritenute diffamatorie al fatto che, ad esempio, il sito era già stato oscurato nel 2009 dietro un’altra segnalazione dello stesso Paniz, che, peraltro, ha dichiarato di non essere stato lui a chiedere l’oscuramento di vajont.info, che ha riferito che «La persona in questione è stato condannato e querelato più volte per diffamazione, eppure si fa beffe delle sentenze e dei provvedimenti giudiziari. E continua nella sua azione diffamatoria aprendo siti anche all’estero. Quest’ultimo sito oscurato è stato ad esempio aperto in Arizona. E a quanto ha già dichiarato continuerà ad aprirne ovunque nel mondo. Altri suoi siti sono stati chiusi, ma continuava ad aprirne di nuovi. La chiusura del provider è la conseguenza di questa inconcepibile ostinazione».

Bisogna difendere con dignità e idee questo primo e tremendo tentativo di imbrigliare la rete.

E, magari, attendere che si svolga il processo ed entrare nel merito di quello che verrà dimostrato in quella sede.

PS: Se gli anonymous mi oscurano ora sapete che è perché ho detto che hanno fatto degli errori di ortografia.

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