Il Signor Rossi querela. Nonciclopedia chiude. Anzi, no.

Dunque è accaduto ancora, e questa volta nel modo più eclatante e primapaginistico possibile.

L’ennesima querela per diffamazione via internet sarebbe stata sporta, avrebbe avuto il suo seguito, e stavolta a farne le spese sarebbe stato il sito "Nonciclopedia".

"Nonciclopedia" è un sito geniale, assolutamente incomparabile. Forte del suo slogan "L’enciclopedia priva di qualsiasi contenuto" è un sito chiaramente e dichiaratamente satirico, parodia dichiarata e nemmeno tanto sfrontata della più nota Wikipedia, mediante l’uso del software MediaWiki si opponeva come speculare nonsense rispetto al progetto faraonico oggetto di sberleffo.

Al suo interno numerosissime voci sullo scibile umano ma alla rovescia, un’enciclopedia, insomma "dai toni satirici, contenendo voci demenziali, comiche e spesso politicamente scorrette", secondo quanto riferito dalla stessa Wikipedia (che ha dovuto dedicare una pagina alla sua parodia, pensate…), per un totale di 112.000 pagine. Non male.

"Nonciclopedia", insomma, è lo sberleffo, è la dissacrazione del mito, è la negazione di tutto, è il ridurre al vil livello terreno tutto quanto l’opinione pubblica mette su un piedistallo. In una parola, "Nonciclopedia" è satira. E’ una diretta emanazione di quello che viene comunemente chiamato il diritto di critica.

A prendersela con "Nonciclopedia" sarebbe stato stato il signor Rossi Vasco.

Non conosco i contenuti della pagina di "Nonciclopedia" dedicata al signor Rossi e che possano averlo indotto a interessare i suoi legali già nel febbraio 2010, a sporgere querela contro gli ignoti estensori dei contenuti, ma da quello che c’è da dire è che:

a) "Nonciclopedia" non ha affatto chiuso, come erroneamente riferito da molti quotidiani, blog e altri organi di informazione in rete. Nel momento in cui sto scrivendo queste righe la home page è la seguente:



*

ma le funzioni di ricerca (vedere l’opzione in alto a sinistra) sono perfettamente utilizzabili.

b) La "chiusura", per ammissione degli stessi amministratori, avviene non per costrizione ma per scelta.

c) Sembra che nessun amministratore o estensore della voce sul signor Rossi sia stato raggiunto da avvisi di garanzia o quant’altro.

A dire la verità, appare un po’ singolare la coincidenza della supposta chiusura di "Nonciclopedia" per le doglianze del signor Rossi, con i preannunciati scioperi di Wikipedia contro l’obbligo di rettifica nel ddl intercettazioni. Ma a volte anche le coincidenze possono avere in sé una qualche profezia ad orologeria.
"Casuali" o no che siano le coincidenze, comunque, la pagina Facebook "Salviamo Nonciclopedia" conta quasi 60.000 adesioni. In queste ore il ritmo di crescita è esponenziale, e non è escluso che prima di stasera ci possa essere il sorpasso di "Salviamo Nonciclopedia" sull’account personale di Vasco Rossi. In ogni caso è una goduria vedere i numerini che crescono in modo vertiginoso. E si può persino avere un tiepido moto di simpatia nei confronti di Facebook.

Quali sono i motivi che mi fanno dubitare della veridicità di questa notizia?
L’ho già detto, la coincidenza con la forma di protesta di Wikipedia contro il decreto sulle intercettazioni, l’annunciata chiusura del sito (che rimane sempre lì) ma anche il fatto che non sia successo nulla di nulla agli amministratori che sarebbero stati sentiti dalla polizia postale sul funzionamento del Wiki e dell’iniziativa in particolare. Capisco che si possa avere paura e ci si possa anche sentire in diritto-dovere di cautelarsi. Ma il nulla è, appunto, il nulla. E poi perché chiudere un sito intero su iniziativa volontaria, quando sarebbe bastato rimuovere la pagina dedicata al signor Rossi? E, possibilmente, farsi una pubblicità stratosferica.


E se, invece, la notizia fosse vera?
Se la notizia fosse vera si dimostrerebbe ancora una volta che l’italiano medio (il "signor Rossi", appunto) non ha alcuna considerazione della rete come strumento di espressione paritaria del pensiero.
Pesce grande mangia pesce piccolo. E’ sempre stato così. La democrazia della rete è un’illusione, una pura e semplice utopia.
E’ bello per il signor Rossi usare Internet, Facebook, scagliarsi contro la censura, difendere i deboli, iconizzare le albechiare dèdite all’autoerotismo, esprimere il proprio pensiero, farci sapere come va la loro salute, di quali sostanze abbia fatto uso in passato e quali medicinali assuma attualmente (circostanze che, come è noto, devono per forza essere divulgate, se no il mondo non saprebbe come e di che vivere), ma il signor Rossi non vuole che un altro signor Rossi lo critichi.
Per cui, tanto per cambiare, alla diffamazione non si ricorre tanto perché è stato leso un diritto. Ma perché si vuol dimostrare chi è che comanda nella rete di tutti.
La grande sfida del futuro non è combattere per i propri diritti, ma per il primo posto di supermoderatorissimo della Rete e del pensiero altrui.

Per quello che mi riguarda, mi vanto di non aver mai acquistato un disco del signor Rossi e di consigliare a tutti l’ascolto del brano "Alba chiava" degli ineguagliabili Squallor.
E a "Nonciclopedia" la mia incondizionata solidarietà.
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