Il “Signor” Garante per la Protezione dei Dati Personali

Screenshot da etherpad.wikimedia.org

Cristian Consonni, attuale vicepresidente dell’Associazione Wikimedia Italia, riferisce sulla mailing list “Frontiere Digitali” che Alessandro Polvani, che opera al momento presso la Free Software Foundation Europe, ha scoperto un documento in PDF presente sul sito del Garante per la Protezione dei Dati Personali, e che non può essere aperto se non usando il lettore proprietario Adobe Acrobat Reader in una versione superiore alla 10.x, versione, allo stato delle cose, disponibile solo per il sistema operativo (altrettanto proprietario) Windows.

Il documento è raggiungibile presso il link
http://www.garanteprivacy.it/garante/document?ID=1915835.

La questione riporta all’annoso problema dell’accessibilità dei file informatici messi a disposizione degli utenti nei formati proprietari da parte della Pubblica Amministrazione. Per quale motivo deve essere penalizzato l’utente che ha fatto la scelta di non usare Windows a beneficio di altri sistemi operativi e applicativi software, soprattutto quando questa penalizzazione è più evidente nel rapporto delicato e trasparente insieme con la Pubblica Amministrazione? Sacrosanto, e pienamente condivisibile. Indipendentemente da quello che il documento contiene. Potrebbe contenere anche i ringraziamenti per gli auguri di Natale, per quello che mi riguarda, ma se una persona non può leggerlo non può leggerlo.

L’occasione ha dato l’opportunità di redigere una spero-bozza di lettera al Garante per la Protezione dei Dati Personali, firmata da Karsten Gerloff,  per segnalare l’accaduto e richiamare l’attenzione sulle barriere architettoriche dei formati proprietari e dell’accessibilità piena e garantita da parte di chiunque alle risorse pagate con denaro pubblico.

Il testo dell’appello si trova qui:
http://etherpad.wikimedia.org/PDFreaders

L’appello comincia con “All’attenzione del Sig. Garante per la Protezione dei Dati Personali. E qui cadono le braccia. Il “Garante per la Protezione dei Dati Personali” non è un “Signore”, ma un organismo (certo, presieduto da un “signore” in carne e ossa), un’Autorità, un collegio. E la lettera continua portandosi dietro l’interpretazione sbagliata della premessa (“formuliamo la presente al fine di segnalarLe un errore…”).
E’ come scrivere “Gentile Signor Senato della Repubblica” o “Molto rispettabile Signora Camera dei Deputati”.

Il problema dell’accessibilità dei documenti informatici e della privacy dei cittadini è di fondamentale importanza. Non può e non deve essere frutto di un approccio in cui non si valuta la reale essenza delle cose, in questo caso quella dell’identità dell’interlocutore a cui ci rivolgiamo.

Speriamo che l’errore venga corretto e che alla sostanza ineccepibile si aggiunga una forma altrettanto ineccepibile. 

 

AGGIORNAMENTO DEL 15/08: L’intestazione della lettera è stata cambiata e formulata correttamente.

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