Il sergente sotto la terra: Mario Rigoni Stern

E’ bella questa foto di Rigoni Stern e della moglie.

L’ho scelta perché mi ha ricordato una delle prime pagine de "Il sergente nella neve".
Quando Rigoni (personaggio e autore, chè quando si è montanari non si ha il tempo di esser troppo sofistici su queste sottigliezze) racconta delle lettere spedite alla ragazza.
La chiama così, la "ragazza", Anna.

Si legge nel romanzo che vorrebbe scriverle di tante cose, della vita che fa a sfregare il grasso sul fucile, della farina macinata grossolanamente sul fronte per cucinare una polenta durissima (ma buona, sembra), dei compagni morti, del rancio che si congela mentre gli viene portata la gavetta.

Ma invece di scriverle "rancio", "gavetta", "neve", "congelare", "fucile" continua a scrivere "bene", "baci", "amore" e "ritornerò", sapendo che la ragazza non avrebbe capito niente della guerra.

Rigoni Stern è stato vittima di una profonda ingiustizia, quella di vedere il suo libro più importante relegato al rango di "libro di lettura" e non di romanzo a tutto tondo, di opera letteraria intera, cruda e incisiva, tagliente come la lama della baionetta che respinse una pallottola russa destinata proprio a lui, facendocelo avere ancora per tutto questo tempo, e ora che se n’è andato anche lui la gente non sa nemmeno di aver perso un valore.

Ma non lo hanno letto tutti alle medie? Pirla…

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