Il senso di David Puente per il caso di Camilla Canepa

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Camilla Canepa morì per trombosi il 10 giugno scorso, una settimana dopo l’inoculazione di una dose di vaccino anticovid AstraZeneca.

Aveva 18 anni, non aveva preso alcun farmaco e non soffriva di alcuna patologia pregressa. La morte «è ragionevolmente da riferirsi a un effetto avverso da somministrazione del vaccino anti Covid», scrivono il medico legale Luca Tajana e l’ematologo Franco Piovella nella relazione depositata in procura ai pm che indagano sul caso.

Questi sono i fatti.

Open.OnLine di Enrico Mentana, dove David Puente svolge funzioni di “Fact checker”, l’11 giugno scorso, pubblicò un articolo redazionale, dal titolo “Camilla, la ragazza morta dopo AstraZeneca, soffriva di patologia autoimmune. Era in cura con una terapia ormonale”. Titolo clamorosamente sbugiardato dalle conclusioni dei periti sugli esami autoptici in quanto è stato constatato, dichiarato e firmato che a) la giovane non soffriva di alcuna patologia; b) non assumeva alcuna terapia farmacologica.

La cosa curiosa, è che da una ricerca effettuata su Open.OnLine, NESSUN articolo risalente all’epoca del decesso della povera vittima è attribuito o attribuibile a David Puente. Si tratta per lo più di redazionali. Le uniche firme con tanto di nome e cognome sono quelle di Giada Giorgi, Luca Covino e Alessandro D’Amato. E a rileggere quegli scritti a distanza di mesi c’è solo da registrare come siano state distanti, allora, la verità giornalistica e l’ipotesi scientifica dagli accertamenti medici di oggi.

“Camilla Canepa (…) soffriva di piastrinopenia autoimmune e seguiva una terapia ormonale da tempo”, scriveva Giada Giorgi introducendo un’intervista all’immunologo Giuseppe Remuzzi. La relazione dei periti della Procura di Genova, invece, evidenzia come la vittima non soffrisse di patologie pregresse.

“Sulla scheda di Camilla (…), riferisce il Corriere della Sera, di questa malattia non c’è traccia. Non solo. La 18enne di Sestri Levante, secondo quanto si è appreso, aveva sviluppato anche una ciste nell’ultimo periodo per la quale, dal 29 maggio scorso, aveva iniziato ad assumere due farmaci: uno a base di ormoni, il Progynova, e uno di estrogeni, il Dufaston.” scrive Luca Covino il 12 giugno. Le indagini della Procura hanno invece rilevato che il certificato anamnestico fosse corretto (logico pensare che se la povera ragazza non soffriva di alcuna patologia, non abbia indicato nulla).

“Di certo c’è che Camilla, se soffriva di una malattia autoimmune, non doveva essere vaccinata con AstraZeneca”, chiosa Alessandro D’Amato il 14 giugno, e questo, voglio dire, pare addirittura lapalissiano.

La strategia della verità costruita da Open OnLine è chiara: allontanare il sospetto ad ogni costo sulle responsabilità del vaccino. Hanno tirato fuori perfino il medico di base che non avrebbe bene indirizzato la propria paziente verso il vaccino più adatto a lei. “Avrebbe dovuto essere inserita tra i soggetti fragili a cui somministrare Pfizer o Moderna”, borbotta ancora Alessandro D’Amore che, evidentemente, ne sa più del medico di base di casa Canepa. Quindi, se non è colpa del medico sarà colpa certamente di qualche infermità di cui la giovane soffriva, per forza, e se questo non dovesse bastare, di qualche medicamento a base di ormoni che stava assumendo. Se, poi, queste spiegazioni non dovessero essere a loro volta sufficienti, c’è sempre la carta della scheda anamnestica, redatta dalla vittima di sua stessa mano. Come a dire con Guccini “ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo, noi non siamo perseguibili per legge”. Se non poteva e non doveva essere stato il vaccino ad uccidere, doveva essere stato per forza il cameriere nel vestibolo col candelabro, certo, certo.

Dunque cosa c’entra David Puente? C’entra, e molto, perché, guarda caso, il Nostro si prodiga in una redazione di 7 tweet sull’argomento pubblicati il 21 ottobre scorso. Cosa glielo abbia fatto fare, Dio solo lo sa, visto che, fino a quel momento, non aveva scritto sul giornale neanche una riga sull’argomento. Ma conosciamo molto bene la tendenza di David Puente all’autoimmolazione in nome della causa comune. Ricordo molto bene quando chiese scusa, vergognandosi un pochino, perché qualcun altro (non lui!) aveva pubblicato su Open OnLine i dati personali dei genitori di Matteo Renzi. Le sue “excusationes non petitae” appaiono oltretutto di una certa gravità, tanto più che qui si tratta della morte di una persona:

“Oggi si parla delle 74 pagine di relazione sul decesso di Camilla Canepa”, scrive Puente, e va beh, sentiamo cosa avrà mai da dirci.

“Cosa ci sarebbe scritto nella relazione? Premetto di non averla ancora letta e vorrei poterla consultare (…)”: ma sì, certo, le relazioni dei medici legali che fanno le perizie di parte (e la “parte” in questo caso è la Procura) sono lì apposta per essere consultate dai giornalisti o sedicenti tali. Non esiste nemmeno uno straccio di segreto istruttorio, un po’ di riservatezza, o, se si vuole, un minimo di rispetto per chi non c’è più e/o per la sua famiglia. Oh, saranno anche atti coperti da riserbo, ma vuoi mettere? David Puente non li ha letti, come si permettono costoro di tenerli al sicuro?

“Possiamo dichiarare con certezza che secondo i medici legali la vaccinazione aveva causato la morte di Camilla Canepa? Nel leggere quel “ragionevolmente” non mi fornisce una certezza al 100%, ma ripeto: vorrei leggere la relazione e chiedere un parere ad altri esperti.” Altri esperti? Ma perché, David Puente è un esperto? E’ un medico legale? E’ stato incaricato da una Procura della Repubblica di eseguire un esame autoptico e di fornire un referto? Non mi pare. Per cui, da buon aspirante giornalista, Puente si attacca alle parole, agli avverbi di modo, alle sottigliezze linguistiche. Per lui “ragionevolmente” non basta a definire la certezza matematica del nesso causa (vaccino) ed effetto (morte). Perché per lui “ragionevolmente” significa “con buona probabilità”, non “con ragione”. E poi, ammesso che Puente desideri il parere di altri esperti che non siano lui stesso (che esperto non è, evidentemente), dovrebbe sempre sentire persone che hanno fatto o fanno consulenze per i tribunali. E non basterebbe nemmeno, perché, guarda caso, la Procura di Genova ha incaricato proprio QUESTI esperti e non altri, e si dà il caso che le loro conclusioni verranno portate davanti a un giudice e, se reggeranno, diventeranno verità a tutti gli effetti.

“Leggere quella relazione è il minimo e dovrebbe farlo qualunque giornalista interessato a trattare il caso di Camilla Canepa”: quindi non lui, evidentemente.

“Che Camilla Canepa sia morta per colpa del vaccino o per altra causa è doveroso accertarlo, ricordando alle vittime dei NoVax quello che abbiamo sempre scritto considerando i fatti e i dati: se mai venissero confermati i decessi da vaccino, questi sarebbero estremamente rari.” Certo che è doveroso accertarlo. Se ne sta occupando la magistratura, infatti, che a differenza dell’informazione è lì per questo. Della serie: “Non può essere stato il vaccino. Ma anche se fosse stato il vaccino una sola morte non avrebbe una incidenza così grave sul totale dei vaccinati. Quindi il vaccino è sicuro.” Certo, questo vale in termini statistici. Ma per noi che ragioniamo in termini di vite umane, la perdita di Camilla Canepa è un prezzo fin troppo esagerato da pagare.

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