Il senso della Francia per l’omeopatia

La Francia ha deciso saggiamente di sospendere i rimborsi per l’acquisto di prodotti omeopatici a partire dal 2021. L’Autorità per la salute (HAS) ha infatti stabilito che questi preparati abbiano una “efficacia insufficiente”, per cui la percentuale del rimborso dovuto passerà inizialmente dall’attuale 30% al 15% per arrivare a zero agli inizi del 2021.

In Italia, per fortuna, siamo in leggera controtendenza e nessun rimborso è dovuto a chi sceglie di curarsi con l’omeopatia. Un po’ perché $oldi non ce ne sono, un po’ perché non è possibile rimborsare alcunché a chi decide di curarsi con acqua e zucchero pagati a peso d’oro. L’omeopatia dovrebbe sparire dai circuiti farmaceutici in cui, pure, si vendono caramelline e zuccherini di svariata natura, ma almeno il cliente finale sa di che cosa si tratta. L’omeopatia si spaccia per “medicina”, ovvero come un preparato in grado di risolvere o, semplicemente, curare una determinata sintomatologia. Si basa sul famoso “effetto placebo” e non ha nessuna efficacia scientificamente provata conclamata. Si può, dunque, vendere il nulla (a Napoli vendono scatole vuote con la scritta “Aria di Napoli” e non ci trovo nulla di male). Ma non nelle farmacie, per favore. Nelle farmacie si va perché si sta male veramente e si ha bisogno di una buona dose di chimica che funzioni (e senza dubbio i farmaci tradizionali funzionano più e meglio di quelli omeopatici).

Dunque un applauso ai nostri cugini d’Oltralpe (che tuttavia finora hanno impiegato una consistente quantità dei denari che fanno parte della sanità pubblica per rimborsare un terzo delle spese sostenute dai cittadini in preparati omeopatici -per favore, chiamiamoli con il loro nome, non “farmaci”, non “rimedi”, ma “preparati”-), e se non state bene non esitatead andare dal medico e ingoiare le pillole che vi prescrive. Nell’acqua succussa fino a 200 e più volte non ci sono dinamizzzazioni. Semplicemente non c’è nulla.

(fonte della notizia: “Presa Diretta” via Facebook)

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