Il ritorno della Wunderbari

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Ci sono giornate, durante tutto l’anno scolastico, in cui ti svegli gàrrulo e felice e pieno di voglia di andare a far lezione. Sembra un controsenso ma è così.

In fondo, dici, che succederà mai? Entro in prima Z, li metto a cuccia, spiego loro qualcosa di utile (forse!) gli faccio due domandine senza voto, il tempo passa e la campanella provvidenziale del “finis” suona che nemmeno me ne accorgo.

Pia illusione. Appena entro in classe il Corbelli sta per lanciare una bombetta puzzolente al centro dell’aula. La De Poppibus ieri gli ha messo una nota disciplinare lunga tre chilometri e mezzo e lui si vendica con le armi chimiche. Lo incenerisco con lo sguardo e lo rimando a posto.

“Allora, ragazzi, parliamo un po’ delle lingue nel mondo: sapete qual è in assoluto la lingua più parlata sul nostro pianeta?”

Conto di stare su questa domanda almeno un quarto d’ora, raccogliendo baggianate qua e là. Invece quella traditrice della Bravetti, la più in gamba della classe, mi rompe le uova nel paniere e con la sua vocetta canterina da adolescente di eccellenza risponde sicura: “Sì, il cinese mandarino!”

“Ma bene, cara Bravetti, anzi, benissimo. E qualcuno di voi sa dirmi perché si chiama ‘cinese mandarino’?”

Il Corbelli, riposto l’armamentario, alza la mano e, senza aspettare il permesso di parlare, la spara grossa: “Perché in Cina si coltivano i qumkwat, che sono i mandarini cinesi!”

L’insegnante di sostegno, che mi assiste nell’immeritata penitenza, mi lancia uno sguardo di sfida come a dire che se non è giusta quanto meno è ben trovata.

Passo il resto dell’ora a spiegare, di malavoglia, chi erano i mandarini e come siano riusciti a creare un cinese standard, una lingua veicolare, per mettere d’accordo tutti i dialetti dell’Impero. Ma la Bravetti rilancia: “Che differenza c’è tra lingua e dialetto?”

Prendo un respiro e mentre sto per rispondere mi salva la campanella, che spazza via ogni mio entusiasmo iniziale. E’ la scuola, bellezze!

Al cambio dell’ora c’è un insolito trambusto. Sta per arrivare l’ascensore e tutti sono curiosissimi di vedere chi sta per entrare nella casa del Grande Fratello. Si aprono lentamente le porte ed ecco uscire la Wunderbari in tutto il suo splendore. Ha forme perfettamente levigate, volto incantevole, gambe tornite. Sembra una statua del Canova.

“Devo fare una supplenza in quarta W… anzi, no, forse in prima Z, ora non ricordo proprio…”

I maschi della quinta J hanno già messo in moto gli ormoni: “Professoré’, vieni da noi a fare supplenza che ti facciamo vedere Sodoma e Camorra!!”

“Gomorra! Bestia che non sei altro…”, fa eco da lontano il professor Berlusconis, assorto nella lettura de “Il Secolo d’Italia”.

L’alunno Somarelli, tre note disciplinari in una settimana, due entrate in ritardo ingiustificate e un impreparato a storia, dall’alto del suo medagliere olimpico si mette a correre come un ossesso alla ricerca delle forti braccia del professor Crucefixis di religione. Lo stringe forte al petto e gli urla: “Professo’… avevi ragione tu!!! Dio esiste, e ora ne ho la prova provata. Eccola là!!”

“Alla faccia della Summa Theologica di San Tommaso d’Aquino!” esclama il Crucefixis, che il bene effimero della bellezza lo vorrebbe accanto in processione anche lui, e ben volentieri.

Dalla classe a fianco esce il professor Marxistis: “Mi raccomando, ragazzi, la prossima volta vi interrogo sull’interpretazione gramsciana di Machiavelli, studiate o vi mando a lavorare tutti quanti in Siber… per le palle di Kropotkin!!! Ma costei è assai più interessante delle teorie del plusvalore!”

Alla fine ci mette una pezza la De Poppibus. Squadra attenta la Wunderbari, fa uno screenshot impietoso delle sue sise che neanche un fermo immagine dell’Istituto Luce e alla fine sentenzia: “Dilettante!”

Io vorrei ben volentieri correre tra le braccia di mia madre, ma ho lezione in quarta W e l’alunno Prostatici mi ha già chiesto due volte di andare in bagno.