Il ricatto della punturina

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Io non sono vaccinato.

Davvero, non ho ricevuto nemmeno la prima dose. Non è una scelta politica o ideologica. Ho solo (solo?) avuto, all’età di 20 anni, una reazione importante alla somministrazione di un vaccino antitetanico, un inizio di anafilassi che ha rischiato di portarmi al Creatore. Ma sono ancora qui.

Non sono un no-vax. Non sono nemmeno uno scettico. Sono solo uno che ci tiene alla propria pelle e che prende le sue dovute precauzioni.

Dal 6 agosto, come molti miei “correligionari” (li chiamano così gli idioti di Facebook) non potrò più andare a consumare un caffè a un tavolo interno di un bar, né in piscina, o al cinema, o a teatro.

Ma c’è di più. Sono un insegnante, anche se non amo parlare della mia professione in pubblico. Prendetelo come un dato, questa è la mia professione. Tra qualche tempo, neanche troppo, sarò costretto a vaccinarmi, considerato l’orientamento inequivocabile del governo di rendere obbligatoria la vaccinazione anti Covid-19 per il personale scolastico. Insomma, da una parte rischio di avere ancora delle gravi conseguenze e degli importanti effetti collaterali, dall’altra rischio seriamente il lavoro. Perché non si sa ancora che cosa accadrà a chi, una volta approvato il dispositivo di legge, o insisterà a non volersi vaccinare, o manifesterà la volontà di proseguire sulla sua scelta, ma si parla addirittura di sospensione dal ruolo con il posto rilevato da un precario. Così dovranno pagare due stipendi. Ammesso e non concesso che chi sarà sospeso dal ruolo lo stipendio lo conservi (l’altra ipotesi, remota ma realistica, è quella del licenziamento).

Ed è questa la faccia sconvolgente dell’azione di governo. Se non ti vaccini e non cedi al ricatto della punturina, non lavori più e non puoi accedere neanche ai mezzi di trasporto (altro che caffettuccio al bar!), comunque tu la pensi. “La Costituzione? Eh, beh, la Costituzione, si fa presto a parlare del diritto alla libertà di cura, ma qui ci sono dei giovani che rischiano di contagiare e di essere contagiati, non si può guardare tanto per il sottile.” Già, ma allora perché non impongono l’iniezione anche agli studenti? Non dico ai minori di 12 anni, ma almeno a quelli di età superiore. E perché io, come insegnante, quando ricevo in presenza i genitori, non ho il diritto di richiedere (sono un pubblico ufficiale, posso farlo) il green pass per vedere se sono vaccinati o no? No, questo non è assolutamente previsto, ti vaccini tu, che sarai anche non vaccinato, ma almeno negativo (a meno che non si vogliano mettere in dubbio le risultanze delle analisi cliniche), che non hai mai giocato a racchettoni sulla spiaggia, che non sei mai andato in piazza a fare lo scemo quando l’Italia ha vinto gli Europei, che non fai lo struscio nel centro città per il weekend, che vai sempre in giro con la mascherina anche se non è più prescritto, perché le precauzioni non sono mai troppe, che stai a casa ed esci il meno possibile (essere degli asociali può salvare la vita a volte).

Dicono che bisogna evitare a tutti i costi la DAD a settembre, unica responsabile del disatro totale delle risultanze deludenti delle prove INVALSI, per cui gli alunni non conoscono più l’italiano, non hanno dimestichezza con la matematica e parlano l’inglese come Stanlio e Ollio. Nessuno dice che la DAD ci ha salvato la vita. Nessuno dice che, nonostante la distanza, le difficoltà, le connessioni scolastiche che non ci sono, ci sono alunni e alunne che hanno raggiunto delle eccellenze, testimoniate dai voti attribuiti dal consiglio di classe, perché quando i ragazzi studiano, guarda caso, riescono. Ma per loro fa più una lezione frontale di un sussidio digitale. E’ sempre più efficace scrivere sulla lavagna che invitare gli alunni a cercare una soluzione su internet, fosse anche su quello scempio di Wikipedia. Non ti vaccini perché se no rischi di stare male? Se oltretutto sei favorevole alla DAD te ne puoi andare per strada. Chi ha più bisogno di te? Di te che fino ad ora dovevi compilare il registro elettronico, partecipare ai consigli di classe, ai collegi docenti, ai ricevimenti generali dei genitori, alle riunioni di dipartimento, ai consigli di classe straordinari, agli esami di stato. Di te che il fatto che questi ragazzi non conoscano l’italiano lo sapevi da almeno 20 anni (e dovevi insegnare loro lo spagnolo, figuriamoci un po’, questi non riconoscono un complemento oggetto da un trattori a cingoli, e io devo parlare di “accusativo personale”). Di te che, se non vuoi fare la punturina o hai avuto quello che hai avuto, ora puoi anche andare a chiedere l’elemosina.