Il Professor Exlege

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Quest’anno è stato trasferito in servizio da noi il professor Exlege e io non lo posso sopportare.

Egli è tremendamente pignuòlo, attaccato alla burocrazia, di estrema formalità, aduso a commentare con sussiego e supponenza anche le più futili questioni. Quando deve comunicare col nostro amato Dirigente Scolastico (quel brav’uomo del Professor Ferocius, Dio ce lo conservi!) usa la PEC, che la De Poppibus dice che lei la marmellata la fa anche senza PEC, tanto le si quaglia lo stesso. E’ talmente sbruffone e pieno di sé che considera delle mezze seghe tutti i componenti del corpo docente e pretende sempre di aver ragione lui d’ogni cosa. Ha la querela facile e s’intestardisce di voler trascinare in tribunale quelli che, a debita ragione, lo diffamano quotidianamente, perché è un borioso iracondo. Come se non fosse diritto inalienabile degli alunni e dei genitori diffamare chi vogliono loro e financo prenderlo a schiaffi. Pretende perfino che il regolamento scolastico venga applicato, cosa mai vista né udita tra le mura del nostro pregiato istituto, che pure, di lustri sulle spalle ne ha parecchi e ha visto passare tra i corridoi dei pezzi di merda anche più coriacei di lui.

Ma lui non se ne dà per vinto. Si rifiuta di aprire la sua posta elettronica alle 7,30 del mattino per controllare le disposizioni e a chi gli faccia notare questa enorme inadempienza risponde addirittura con un “Prego, ordini di servizio solo per iscritto”. Quando qualcuno lo aggrega a un gruppo WhatsApp egli si disiscrive subito, invocando un assurdo “diritto alla disconnessione” e rifiutandosi financo di rispondere al buongiorno coi cuoricini che la solerte e brava professoressa Nullafacentis invia a tutti i colleghi la domenica mattina alle 6,30.

Il suo ego è talmente smisurato che arriva persino a pretendere che gli atti amministrativi siano motivati. Insomma, io non lo reggo e lo considero meno di zero, ma purtroppo nella scuola c’è libertà di opinione e di espressione, egli fa quel che gli pare. Eppure gliela darei io un po’ di guerra, anche a lui!

La sala docenti è piena del pianto angosciato della povera De Estremitatis, rampognata dal Dirigente Scolastico il giorno avanti.

Le si fa da presso, con passo incerto, la De Ginocchinibus, che nel breve tratto dal corridoio alla sedia mormora addolorata: “Mannaggia Santa, cumme me fa dòle lu menisc’!” Si accoccola accanto alla De Estremitatis, dolente e piangente in questa valle di lacrime, e con voce sommessa ma rassicurante le fa:

“Figlia mia, ma tu devi reagire. Devi uscire, sfogarti, conoscere gente nuova… fai come me, perché non ti iscrivi a un sito di incontri on line? Hai visto mai, magari conosci qualche bravo feticista del piede che ti possa capire e ti rifai una vita! Sei giovane, e oggi con tutta questa tecnologia…”

La sconsolata rispose urlando di rabbia: “Quello la deve pagare cara! Puzzone che non è altro, che mentre io lavoro quello se la fa con una zoccola, capito? Una zoccola! Un avanzo di casino pubblico, un bagascione da strada. Ma io te lo giuro su quello che ho di più sacro che se continua a farsela co’ chello puttanone, ‘sti piedi miei non li vede ‘cchiù!!”

E sull’imperativo categorico così sentenziato suonò finalmente la campanella del “finis”. Io raggiunsi di buon passo l’anima ignobile del professor Exlege, e avvicinatomi al suo immondo udito gli sussurrai: “Ti aspetto fuori e ti corco di sacrosante mazzate!”

Poi mi gettai disperato tra le braccia di mia madre.