Il problema dei DRM su Liber Liber

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L’altra mattina mi sono collegato con il mio smartphone d’ordinanza sul sito di Liber Liber, per vedere se ci fosse o no qualcosa di nuovo. Ci vado spesso, ultimamente, un paio di volte al giorno e, ve lo assicuro, è per ragioni nobilissime. Credevo di sognare ancora, data l’ora prealbigera testimoniata impietosamente dallo screenshot dello schermo, quando ho visto una richiesta di autorizzazione a riprodurre i contenuti protetti da DRM (Digital Rights Management).

Cos’è un DRM? Come afferma la lancinante Wikipedia, il DRM è quell’accrocchio che “indica i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritto d’autore (e dei diritti connessi) possono tutelare, esercitare ed amministrare tali diritti nell’ambiente digitale.”

Dice ancora Wikipedia:

I principali scopi del DRM sono tre.

Certificazione di legittimità dell’uso e/o di piena titolarità dei diritti d’autore: permette di identificare l’esemplare legittimamente licenziato e quindi anche le eventuali copie illegali di file. Nel caso di un file audio, prima di essere compresso vengono inserite delle informazioni aggiuntive sul diritto d’autore utilizzando una tecnica chiamata PCM watermarking.
Controllo d’accesso: per controllare la regolarità dell’accesso al contenuto di un file audio viene aggiunto uno speciale marcatore all’interno del file originario tramite una tecnica detta bitstream watermarking, che ha lo scopo di garantirne l’originalità. Il file risultante da questo processo può essere riprodotto solo sui lettori che sono in grado di riconoscere le informazioni di codifica ed è possibile riprodurlo solo per il numero di volte stabilito in fase di acquisto.
Controllo delle copie illegali: permette di risalire all’iniziale possessore dei file musicali originali, in modo tale da consentire l’individuzione di eventuali violazioni del diritto d’autore, e permette di attuare misure preventive di protezione legale in relazione all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Dunque, un DRM, sostanzialmente, è un dispositivo digitale che permette di verificare il legittimo possesso di un’opera dell’ingegno. Sono quelli che usa Microsoft per vedere se per caso utilizzate una copia tarocca del loro prezioso Windows 10. O quelle cose che utilizzano i detentori dei diritti delle opere cinematografiche per evitare che vi facciate anche una copia (anche se solo di sicurezza) di un DVD.

Ora la cosa che c’è da chiedersi è una sola: cosa spinge una biblioteca multimediale on line a inserire i DRM nel suo sito web o nei suoi contenuti? Qual è l’interesse alla tracciabilità di un file contenente un’opera di pubblico dominio che può essere reduplicata all’infinito, seguendo le indicazioni della licenza Creative Commons con cui è stata rilasciata (ovvero, libera circolazione dell’opera dell’ingegno, purché non a scopi commerciali). Se io do una copia (o cento, o mille) di una loro pubblicazione a un amico, o li ridiffondo sul web per mia comodità, non commetto alcun genere di illecito. Anzi, i libri e le edizioni sonore (spesso messe in linea con troppa disinvoltura, bisogna dirlo) di Liber Liber, sono lì per quello. Per circolare. Allora perché i DRM? Chi potrebbe mai piratare il loro prezioso lavoro? E che cosa vogliono proteggere? I diritti d’autore del sito? La scelta del font dell’edizione? L’impaginazione? Il clic del volontario sul bottoncino di Libre Offiche che trasforma un file ODT in PDF?? A parte la prima, mi pare che le restanti ipotesi non rientrino nella dicitura ufficiale di “opera dell’ingegno”. E poi, quali sono le informazioni che Liber Liber ricava dall’implementazione di queste tecnologie? Ma, soprattutto, di cosa se ne fa??

Non avremo mai risposta a tutto questo. Non io, almeno. Intanto, però, ho risposto così: