Il passo del Gambaro

Le sorti della senatrice Gambaro, che ora prende in considerazione l’ipotesi di dimettersi, ora ci ripensa e dice “Resto!”, stanno assumendo lo stesso tenore di interesse del Processo di Norimberga.

Sembra che tutto giri intorno a questo caso che appare, sinceramente, più che marginale e che di per sé non varrebbe “due colonne su un giornale”, come diceva il Poeta.

Se solo, appunto, l’informazione nazionale non ne abbia amplificato ad libitum certe caratteristiche che mi sembrano, peraltro, false.

Giornali e televisioni hanno preso la palla al balzo per fare da cassa di risonanza alle strasentite critiche per cui Grillo sarebbe un despota, che non c’è democrazia nei suoi programmi politici, che è volgare, suda, bestemmia, sputa e ha il brutto vizio di buttare fuori chi a lui non è gradito. Nientemeno farebbe anche una operazione di ripulisti dei commenti sgraditi sul suo blog, da cui scriverebbe anche i suoi “Diktat” sulle epurazioni.

Beh, intanto viene da dire che se il blog è suo, a meno che non commetta reato, ci fa quel che vuole. Che è un concetto semplice ma sottovalutato. Ci scrive cosa gli pare, ci mette la pubblicità che gli pare, ed esprime le opinioni che vuole su chi vuole. Punto e basta. Il suo è uno dei blog più frequentati al mondo? E cosa ci può fare?? Si vede che da quel punto di vista è bravo a far girare le idee e quello che pensa.

Per quel che riguarda il Movimento 5 Stelle è altrettanto semplice. Ci ha messo la faccia, il nome, ha certificato tutti i parlamentari che sarebbero stati nominati dopo le elezioni e ha garantito che quei parlamentari corrispondevano alle esigenze di impegno personale del programma. Quindi se qualcuno afferma, come ha affermato la Gambaro, che l’insuccesso della formazione pentastellata è dovuta a Grillo e a quello che scrive sul suo blog, a parte il fatto che dovrebbe dimostrarlo, ma non è che possa aspettarsi nulla di diverso da quello che le è accaduto e le accadrà domani.

“E allora questo sbaglio è stato proprio tutto suo”, sempre per parafrasare il Poeta di cui sopra.

Lamentarsene non serve a niente.

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