Il parlare corsivo di Elisa Esposito

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Ora va di moda il parlare corsivo.

Ovvero il parlare con una cadenza e una modalità tonale un po’ snob e bruttine, nonché con marcata accentazione meneghina.

A lanciare il trend del momento ci ha pensato Elisa Esposito, 19 anni, tiktoker da 800mila e passa follower, 27 milioni di like, detta “la Prof”, perché secondo quanto scrive Repubblica “ha un look un po’ da insegnante, con tanto di occhiali, voti e registro.

Se essere l’influencer del momento o se i like fossero oro sarebbe miliardaria. Ma, per fortuna, la ragazza ha i piedi abbastanza per terra da voler progettare, per i suo futuro, l’apertura di un centro estetico. Non si sa mai.

Intanto pare che lavori nel settore dell’influencer marketing, che non so bene cosa sia né a cosa serva. A far quattrini, probabilmente.

E, così per gioco, insegna a parlare corsivo. Anzi, cörsivœ, come dice lei. Che è, appunto, un gioco, quello di una ragazzina di 19 anni, non è un discorso serio.

Solo che la gente, guarda caso, si indigna, la critica. Qualcuno le augura addirittura la morte e questo non è proprio carino.

Al punto che Elisa Esposito, prospicenze bene in vista, sente il dovere di fare un ulteriore video in cui chiarisce che a lei delle opinioni della gente non è mai fregato un bel niente (e allora perché lo fa?), che lei nella vita reale (come se TikTok non lo fosse) non parla in corsivo (e ci mancherebbe anche altro) e che, “raga“, ora anche basta. Perché, evidentemente, a 19 anni si è grandicelli e maturi, e bisogna cominciare a prendersi le proprie responsabilità. Oh!

L’intervista a Repubblica si conclude con una frase che bene esplicita il suo pensiero:

“Penso che se le persone non hanno capito, è un problema delle persone e non mio.”

Le persone non hanno nessun problema. Chi si espone o propone dei contenuti è responsabile di quello che fa e se alla gente non piace lo può dire liberamente. E questo è un problema di chi propone, non di chi reagisce.

E’ un po’ quello che accade quando una signorina discinta va in giro con una minigonna ascellare, passa qualcuno, la guarda (perché la minigonna se la mette apposta, e non ditemi di no), e si lamenta di come vanno in giro conciati i giovani di oggi. Che, voglio dire, sarà anche un suo sacrosanto diritto. E la ragazza in minigonna reagisce (perché non è una vigliacca, lei reagisce!) dicendo che lei va in giro vestita come le pare. Il che è vero, ma non giustifica. Né spiega.

Mi sono chiesto tante volte cosa sia davvero la pornografia. E con gli anni e la vecchiaia mi sono sempre più fatto convinto che la pornografia non è tanto il mostrare il proprio corpo in atti sessuali espliciti, veri o simulati. Quello, tutt’al più è esibizionismo. Poi a qualcuno piace e c’è chi ci fa i soldi sopra. Normale.

No, la pornografia non è altro che la “provocazione” in senso etimologico, del vocare pro, del chiamare qualcuno, che magari si stava facendo i sacrosanti cazzi propri, a dare un parere, un giudizio, distoglierne l’attenzione e obbligarlo a guardare, dire, fare, baciare, lettera o testamento. E’ una forma di violenza come ce ne sono tante. “Guardami, sono bella!!” “Guarda, sto facendo sesso!!!” E va be’, ma anche chi se ne frega.

E se lanci un messaggio qualsiasi chiedendo un’opinione su un social, poi certo che la gente te la dà. E a quel punto diventa un problema tuo, non della gente.

E, a questo punto, un bel centro estetico mi sembra un’ottima soluzione di compromesso.