Il nuovo sindaco di Roseto degli Abruzzi è l’astensionismo

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A Roseto degli Abruzzi il candidato Mario Nugnes è stato eletto sindaco dopo il ballottaggio di ieri e di oggi.

Ha staccato di più di un migliaio di voti il candidato del centrodestra William Di Marco, che è un mio collega di lavoro, e che pensavo venisse “asfaltato”, invece si è difeso assai bene.

Tuttavia, se Nugnes è stato eletto, a Roseto ha vinto l’astensionismo, il menefreghismo verso la cosa pubblica, il partito di coloro che hanno preferito andare al mare (vigliacchi!) a farsi una passeggiatina, complice un lunedì incantevole. E sono più del 49% degli aventi diritto al voto, che alle amministrative è una percentuale da parlamento bulgaro.

Nugnes aveva una base elettorale di tutto rispetto. Si sono orientati verso di lui i cattolici e il PD. Che spesso coincidono. Perché il vero problema della squadra di Nugnes sarà proprio la base che lo ha eletto. Troppo eterogenea, variegata, una macedonia imbarazzante il cui frutto principale è stata la benedizione e il patrocinio di Carlo Calenda, che è stato a Roseto solo venerdì scorso e sembra che siano passati secoli (i rosetani sono bravissimi a dimenticare in fretta).

Ora, che ci azzecchi Calenda con il PD e i cattolici io ancora non l’ho capito. Ma, soprattutto, non ho capito perché sia venuto a Roseto a sostenere il suo candidato quando due giorni dopo ha twittato, dopo essere andato a votare “Con aria mesta ma ho fatto il mio dovere.” E va beh, non glielo ha certo ordinato il medico. Fu durante il governo Depretis che si cominciò a parlare di “trasformismo”, che fino a Calenda compreso è un termine di stretta e cogente attualità.

Ma è il momento di congratularsi coi vincitori e i vinti, per il brillante successo che avrebbero conseguito se solo la gente si fosse recata a votare.

A me, in fondo, basta che qualcuno venga ad asfaltarmi le buche di via Lombardia, che la prossima volta che ci inciampo mi ci ammazzo.

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