Il Neujahrskonzert e i surrogati della RAI

Non faccio fatica ad ammetterlo, sono un inguaribile tradizionalista.

Mi piace il Concerto di Capodanno, quello da Vienna, quello della Sala Grande degli Amici della Musica.
Mi piace il Bel Danubio Blu (valzer op. 314 di Strauss, chè i  numeri hanno la loro importanza nella musica!), mi piace battere le mani al ritmo della Marcia di Radetzky, sentire Peppi Franzerin (che quest’anno non c’era) che commenta gli intervalli tra un pezzo e l’altro e per me un capodanno non è capodanno senza i Wiener Philarmoniker che fanno un po’ i pirla e scherzano.

Da un po’ di tempo però, la RAI lo dà in differita. Cioè registrato, cioè non in diretta, cioè una delusione.

Se si calcola che da qualche anno, in diretta ti propinano una melensa “cover” italiana dal Teatro La Fenice di Venezia (splendida location, ma il Concerto di Capodanno è altro!) con le solite musiche italiane da pizza, spaghetti, mozzarella, mandolino e pummarola ‘n coppa.
Gazzeladre in quantità, stuoli di traviate, ammucchiate di barbieridisiviglia, vincerò a piovere e una bella granellata di libiamolibiamo.
Quest’anno hanno eseguito anche la Ouverture dal Guglielmo Tell, ma solo il finale, perché l’assolo di violoncello iniziale, che è quanto di rossinianamente più struggente si possa ascoltare, hanno deciso di tenerselo da parte.

Saranno puniti gravemente per questo. Ed è quello che i fan del Neujahrskonzert, quello vero, si augurano di tutto cuore, in occasione dell’inizio dell’anno nuovo.

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