Il gruppo Telegram “Basta dittatura”

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Io non sono un no-vax, lo dico e lo ripeto, sebbene buona parte della critica letteraria più recente mi definisca così.

Ma com’è che OGNI VOLTA che vorrei dare torto al -diciamolo- purtuttavia sgangherato movimento no-vax, finisco sempre, se non per dargli ragione, almeno per assicurargli un sorriso di simpatia?

Oggi “Repubblica” riporta un articolo a firma Matteo Pucciarelli sulla presenza sulla rete Telegram di un gruppo antivaccinista, denominato “Basta dittatura!”, circa 40.000 iscritti all’attivo.

Cosa hanno fatto e cosa hanno in programma di fare? Intanto in passato hanno pubblicato i numeri di telefono personali di medici e giornalisti. Che, forse, proprio coì “personali” non saranno stati, visto che apparivano su ricettari, timbri, biglietti da visita, pacche sulle spalle, “Oh, me lo giri il numero del collega Tizio?”.

E cosa hanno intenzione di fare ora? “Bombardare” Palazzo Chigi (in senso chiaramente metaforico, di mail e di telefonate). E perché lo farebbero? Per farli “cagare un po’ sotto” (sono parole loro che virgoletto quasi alla lettera). Voglio dire, fa ridere già così, non c’è bisogno di aprire delle indagini, è una Armata Brancaleone di buontemponi all’assalto dell’esercito de “li pirati saracini”, si vede lontano un miglio.

Ma come hanno intenzione di raggiungere il loro scopo, questi signori? Semplice: pubblicando quello che è già pubblico. Riferisce il giornalista: “numero di telefono dell’ufficio del presidente del Consiglio, la pec, il numero dell’ufficio per la Comunicazione, quello per il programma di governo, il nominativo e numero diretto fisso del capo di quest’ultimo ufficio.”

Ma vi rendete conto? E’ da schiantare dal ridere! Si lamentano addirittura che sia stata divulgata la PEC del Presidente del Consiglio. Che è un dato PUBBLICO, obbligatorio, regolarmente riportato sul sito del Governo. Che ci vuole a reperire l’indirizzo del Presidente del Consiglio? Io ci ho messo 20 secondi. Eccolo:

presidente@pec.governo.it

Una volta l’ho usato perfino io per scrivere a Giuseppe Conte. Vogliono indagare anche me, adesso? Tra l’altro, a proposito di questo indirizzo di posta elettronica, leggo sul sito del Governo:

“riceve anche da casella non certificata. Non utilizzabile per atti giudiziari né per atti indirizzati agli Uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri”

Cioè, questo indirizzo di posta elettronica può ricevere posta da CHIUNQUE. Io sarei, piuttosto, allibito del fatto che una risorsa pubblica, pagata coi soldi pubblici, quelli dei cittadini, sia aperta alla mercé di chiunque e che possa essere messa in difficoltà dagli hacker in qualsiasi momento e smettere di funzionare.

“Ma nel mirino della chat sono finiti anche alcuni politici, come il ministro degli Esteri Luigi di Maio, e Repubblica.”

Ah, ecco qual è il problema, quello vero: hanno “attenzionato” anche Repubblica. Ecco perché si lamentano! Il Copasir si è mosso per chiedere un’informativa al governo, la procura indaga per istigazione a delinquere finalizzata alla commissione di atti di terrorismo. E il tutto si risolverà, al massimo, con qualche decina di richieste di patteggiamento nei casi più gravi. Se scrivere a una casella di posta elettronica istituzionale o della pubblica amministrazione è un atto di terrorismo io devo essere arrestato SUBITO e posto in isolamento con dieci ergastoli sul capo, perché lo faccio tutti i giorni.

In breve, una risata li sta seppellendo, l’arguzia di Davide ha tirato una bella frombolata in testa al gigante burocratico di Golia.

Non so se tutte le persone coinvolte in questa indagine saranno assolte dalle accuse a loro carico. Ma so di per certo che questi sono dei gran ganzi, date retta!