Il giorno in cui mi ciularono l’e-mail

Succede che quello che pensavi non ti potesse succedere mai (“Ma tanto a chi vuoi che gliene freghi, io ciò la password case sensitive, guarda lì come funziona, e io di vì, e io di là…”) ti succede.

Mi hanno “bucato” la casella di posta elettronica e si sono messi a spedire tonnellate di spamming a nome mio. Più che “a nome mio” dalla MIA casella di posta elettronica. Come se fossi stato io a mandarle.

Bellino, eh? In fondo è quello che succede, né più né meno quando si perde o ti rubano la carta di credito, quando qualcuno entra in possesso del codice PIN del tuo bancomat, della tua password di Facebook, del PIN del tuo telefonino: se succede qualcosa vengono a cercar te.

Non lo fanno perché sei importante, seeeeeh, almeno ti lasciassero questa soddisfazione. Ce la vedo la gente che ha ricevuto lo spamming dire “Uh, mi ha scritto Valerio Di Stefano!! Andiamo a vedere di che cosa si tratta…” Hanno solo bisogno di un mittente da cui spedire le loro tonnellate di robaccia, tutto lì.

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