Ogni anno, in Italia e nel mondo, il 1° gennaio si ricorda – più che celebrarsi – il giorno internazionale del pubblico dominio.
Di che cosa si tratta?
Con il nuovo anno, le opere letterarie, filosofiche, artistiche, musicali, scientifiche, filmiche e figurative di autori deceduti una volta che sia trascorso un determinato periodo, fissato dalle leggi nazionali di ogni Stato, possono essere lecitamente e liberamente riprodotte, riadattate, rielaborate, pubblicate e diffuse in ogni forma, senza commettere reato e senza dover corrispondere i diritti d’auto agli eredi dello scomparso o, comunque, a chi ne ha diritto, sia a scopo gratuito che a fini di lucro.
In Italia e nel resto dell’Unione Europea questo termine scatta, appunto, il 1° gennaio successivo al compimento del 70° anno dalla morte di un determinato autore.
Per esempio: tutte le opere di Luigi Pirandello sono in pubblico dominio, essendo lo scrittore agrigentino deceduto nel 1936. Tale liberatoria decorre dal 1° gennaio 2007.
Dal momento in cui un autore o un’opera (ma bisogna stare bene attenti a questa distinzione, come vedremo) “cadono” in pubblico dominio, come si diceva, chiunque può farne quello che vuole, anche rivenderle a carissimo prezzo, se qualcuno gliele compra (e non è detto che lo faccia, ma a volte succede).
A ulteriore esempio: un editore può realizzare delle edizioni economiche di quell’autore. Oppure anche sorprendentemente costose.
Questo, in Italia vale per tutti quegli autori che abbiano pubblicato in lingua italiana. Certamente, la legge è perfettamente valida anche per le opere di autori stranieri, ma si dà il caso che le nostre leggi tutelino, come opera creativa dell’ingegno, anche le traduzioni.
Per cui, un autore come George Orwell, per portare un ulteriore esempio, è in pubblico dominio (il Britannico è morto nel 1950, quindi perfettamente “libero” dal 2021 in poi), ma non è detto che lo siano tutte le sue traduzioni italiane o in qualsiasi altra lingua, perché il traduttore potrebbe essere deceduto vent’anni dopo o addirittura essere ancora vivente.
Dunque, sempre rifacendoci a Orwell, in Italia è legale, lecito e pienamente legittimo pubblicare su un blog il testo di “Animal Farm” nella lingua originale in cui è stato pubblicato, ma la traduzione di Marco Rossari, ancora felicemente e pienamente tra noi, non lo è, essendo nato nel 1973. Marco Rossari, non George Orwell.
Ora, però, si dà il caso che gli organi di informazione, ogni anno, dedichino una enfasi eccessiva al giorno del pubblico dominio. Anche l’enfasi è pienamente legittima. A nessuno è impedito di poter gridare “Evviva!” per una circostanza che mette davvero la cultura nelle mani di tutti, ma l’enfasi porta alla disinformazione, o, meglio, alla informazione sbagliata e fuorviante.
Come si diceva, le norme delle leggi sul diritto d’autore che disciplinano il pubblco dominio non sono uguali in tutto il mondo. In particolare negli Stati Uniti.
Le normative statunitensi, infatti, prevedono che non sia tutta l’opera di un autore a entrare in pubblico dominio trascorso un periodo (anche più lungo, se si vuole) dalla sua morte, bensì dalla data di prima pubblicazione di un’opera. Negli USA, quindi, quello che è determinante è l’anno in cui uno scritto qualsiasi è databile. Una volta trascorsi 95 anni da quella data, quell’opera diventa libera da copyright. Ripeto: quell’opera e non necessariamente tutte le altre dello stesso autore.
Ma girovagando sul web, se ne leggono di tutti i colori.
Per il giorno del pubblico dominio del 2026, si cita che sarà libera l’opera di Thomas Mann. E’ certamente vero, ma per l’Unione Europea limitatamente alle edizioni in tedesco o alle traduzioni redatte da persone morte entro il 1955, mentre per gli Stati Uniti potrebbe esserlo da tempo (per esempio per i primi racconti dell’autore de “I Buddenbrook”, pubblicati dal 1903 in avanti) oppure non esserlo affatto (è il caso degli scritti postumi, ovvero inediti e comunque pubblicati dopo la morte dell’autore).
Complicato? Sì, ma vero e essenziale, dato che nel 2026, in Europa, sono entrati di diritto a far parte del pubblico dominio le opere di personaggi della cultura e della scienza come José Ortega y Gassett, Paul Claudel, Albert Einstein così come le opere pittoriche di Paul Klee, tra i molti altri.
Solo che si legge che negli States sarà di pubblico dominio anche il primo romanzo di Agatha Christie con protagonista Miss Marple, “L’assassinio in canonica”. Questo è esattissimo. Ma per gli Stati Uniti, appunto. Non per l’Italia, in quanto la scrittrice è morta nel 1976 e non si sono ancora compiuti 70 anni da quella data.
Per cui, un qualunque cittadino statunitense che volesse diffondere quel titolo in edizione digitale (PDF, ad esempio) su un server fisicamente ubicato in quel paese, lo può fare, ma un cittadino italiano no.
Questo è il motivo per cui iniziative come il Project Gutenberg possono pubblicare certi titoli mentre Liber Liber no. Naturalmente può valere anche il contrario. Ed è il motivo per cui lo stesso Project Gutenberg fu oscurato, in Italia, con provvedimento della Magistratura romana, in quanto vi erano disponibili digitalizzazioni di opere di Massimo Bontempelli, tra gli altri, proprio in italiano. Solo che il Project Gutenberg non ha commesso nessun reato, essendo sottoposto esclusivamente alla legge degli Stati Uniti.
Altra questione interessante, è quella che riguarda le canzoni dei fratelli Ira e George Gershwin “Embraceable You”, “But Not for Me” e “I Got Rhythm”. Si grida di gioia e di tripudio per tre canzoni, ma tutta l’opera di Gershwin, in Italia, è in pubblico dominio da tempo, per cui non si vedere proprio quale valore aggiunto rivesta questo dato informativo. Almeno per noi.
Il massimo della contraddittorietà, invece, riguarda proprio il filosofo e pensatore spagnolo José Ortega y Gassett, già precedentemente citato.
Su un sito web si legge testualmente che:
“Perderanno il proprio diritto d’autore anche le pubblicazioni impegnate del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset (…)”
Non si capisce perché a perdere i diritti per lo sfruttamento economico di questo autore debbano essere solo le opere “impegnate” e non, tanto per dire, le favolette che possa aver scritto (non importa se pubblicandole o meno) o trasmesso oralmente ai suoi nipotini per farli addormentare. O una lettera d’amore che possa aver scritto perché erano affari suoi.
Il concetto, nell’ordinamento europeo è: un autore è morto da 70 anni? Bene, allora dal 1° gennaio successivo tutto quello che ha scritto è pienamente e liberamente disponibile.
E “tutto” vuol dire “tutto”. Purché abbia anche solo un minimo carattere creativo, si intende. Non importa che Einstein o Thomas Mann abbiano scritto opere impegnate, se hanno disegnato anche solo una vignetta fuori dalla loro produzione considerata “ufficiale” quella vignetta è in pubblico dominio.
E lo ripeto ancora: sì, è complicato ma è così.
E ora, il massimo dell’assurdo e il massimo del grottesco:
a) sono entrati in pubblico dominio i cartoni animati con protagonista Betty Boop, usciti nel 1930. Sì, certo, negli Stati Uniti. In Italia non è automatico che lo siano, perché un’opera cinematografica o televisiva è un’opera collettiva. Vuol dire che per entrare in pubblico dominio l’ultimo dei contributori a quel titolo specifico, deve esse morto da almeno oltre 70 anni. Quindi c’è poco di che stare allegri, almeno qui da noi;
b) l’allegrissima Wikipedia, per contro, nell’edizione inglese, pubblica una pagina intitolata “2026 in public domain”. Per i paesi in cui i diritti degli autori decadono dopo 70 anni, c’è un rimando a una pagina apposita. Che, a sua volta, rimanda a un’ulteriore pagina (Wikipedia, si sa, è un gioco di scatole cinesi e nulla più) che, tuttavia, propone un elenco neanche troppo esaustivo delle opere cadute in pubblico dominio, sì, ma nel 2016. Ovvero dieci anni fa. Non si sa cosa c’entri, ma, comunque guardiamo anche questa. Scorrendola si resta sorpresi dell’ultimo autore citato: Joseph Goebbels, denominato “politician”.

Non vi sono citati altri illustri “politicians” del calibro di Benito Mussolini e Adolf Hitler, per esempio. Perché? Eppure sono morti entrambi nello stesso 1945 e del primo è già possibile, e da tempo, scaricare liberamente e gratuitamente diversi scritti, anche giovanili. “Cultura libera”, la chiamano.
Un consiglio finale? Non toccate il “Diario di Anne Frank”, sia nella versione originale in olandese che nelle sue traduzioni, anche se queste dovessero risultare di pubblico dominio. Potreste avere delle sorprese molto sgradevoli.
