Il gatto di Loredana Lipperini

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Non ho mai nascosto di non provare particolare simpatia per Loredana Lipperini, scrittrice e conduttrice radiofonica di “Fahrenheit”, la rubrica quotidiana sui libri di Radio Tre Rai.

Non c’è nulla di male, è successo. Non bisogna piacersi per forza e a tutti i costi. Anzi.

La mia ritrosia procede dalla constatazione del nominativo e della firma della Lipperini in calce alla petizione al governo francese per la liberazione di Cesare Battisti, reo confesso di ben più di un omicidio. Non è stata la sola tra i personaggi radiofonici più in vista del momento. C’era anche John Vignola di Rai Radio Uno, per esempio. E infatti non ascolto né l’uno né l’altra. Ho preso l’abitudine di ignorarli e di cambiare canale e tanto fa. C’è molto altro da vedere e da sentire nell’offerta formativa radiotelevisiva di casa mia.

Finché, l’altro giorno, mi viene segnalata una notizia che ormai è vecchia come il Cucco (ma, si sa, per me le notizie son sempre nuove) e che mi ha fatto pensare. Nel mese di ottobre uno dei gatti di Loredana Lipperini, tale Lagna (nomen omen??) veniva investito e ridotto in gravi condizioni (ma vivo) da ben due pirati della strada che non hanno avuto nemmeno il buon costume di prestargli soccorso. Un conducente delle macchine che seguivano si è fermato e, constatate le condizioni di estrema gravità del povero animale che perdeva sangue, lo ha soccorso. Legna è vivo e lotta insieme a noi. Evviva.

Ora accade che sulla pagina del gruppo Facebook denominato “La 25a ora”, è apparsa addirittura una iniziativa di crowdfounding, sì, insomma, una raccolta di denaro pubblica organizzata su gofound.me, per pagare le spese mediche. Io pensavo che la raccolta fosse stata gestita da dei fans o degli amici della Lipperini, e invece no, leggo testualmente sul sito che “Loredana Lipperini” e tale “Carlotta Valente gestiscono questa raccolta fondi”. E non hanno nemmeno raccolto pochino, più di 4100 euro che, voglio dire, per delle cure veterinarie, per quanto costose, è una bella sommetta.

Ora, voglio dire, mesi fa a me è successo di trovare un gattino nel giardino di casa mia. Poverino, era sciancato. Non potendo tenerlo, l’ho preso, l’ho portato dal veterinario e lì l’ho lasciato, pagandogli le prime cure. Zitto come una mosca (io, non il gattino). Non mi sarei mai sognato di gestire nessuna raccolta fondi per il povero Tìttero (così ho chiamato il gattino), né a nessuno è venuto in mente di organizzarne una. E ne vo’ lieto, perché personalmente non avrei accettato nemmeno un centesimo per un dovere che era esclusivamente mio, sia pure in forma assoltamente temporanea. Tìttero, poi, ha trovato una famiglia che si occupa di lui.

Voglio dire, io guadagno 1700 euro al mese, ho una figlia di 5 anni da mantenere (come molti), le bollette da pagare (come tutti), il condominio, la tassa Brunetta se mi ammalo, frizzi, lazzi e triccheballàcche vari, se decido di tenere un animale (e adoro gli animali) devo vigilarlo, accudirlo, curarlo,e, soprattutto PAGARE le spese per gli interventi veterinari. Mi aspetto che chi guadagna più di me, per la sua notorietà, per il suo lavoro radiofonico e per i diritti d’autore che riscuote, faccia altrettanto.

Non so come stia oggi il povero Lagna (ma agli animali non si dànno più i nomi di una volta? Che so, Bobi, Micio, Palle, Fido, questi bisillabi tanto cari alla tradizione dei nostri nonni), spero bene. E spero anche che la signora Lipperini abbia devoluto in opere benefiche i quattromila e rotti e tirato fuori di tasca propria i costi per la cura del fidele.

Quello che rimane sono i suoi ringraziamenti agli “amici” di Facebook, la sua commozione per il generoso gesto, la compartecipazione della speranza per la buona sorte di Lagna. Ma non una parola sul resto, non un “guardate, non è il caso”, un “grazie ma…”.

Solo “Ringrazio, mille volte ringrazio. E nessuno dica che Facebook è inutile, per favore, e che l’umanità è un orrore. Ringrazio con le lacrime agli occhi, per Lagna. E per me.” E viandare.