Il Festival di Sanremo

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All’ingresso odierno nel Venerato e Venerabile Istituto noto subito che il buon bidello Aristide è di singolare buonumore.

Dopo essere stato messo a dieta stretta e vegetariana dai medici che lo hanno curato ha perso un po’ della sua panza ed è contento perché la Wunderbari gli passa le ricettine vegane e lui si lustra gli occhi.

Canticchia tutto contento e mi fa: “Buongiorno professo’, l’hai visto Sanremo?”

“No. Perché, dovevo?”

“Ah, m’ha piacit’ tant’!!”

“Buon per te. Cos’è quella cofana di insalata mista che ti stai diluviando??”

“Eh, me l’ha portata la Wunderbari! Quella donna è proprio generosa, ma soprattutto bella dentro.”

E io ci credo! La bellezza “interiore” della Wunderbari è come l’assunzione in cielo anima e corpo di Maria Vergine, è un dogma, e la Santa Sede se ne sta già occupando, sì, sì, come no…

In sala docenti la discussione tra il Berlusconis e il Crucefixis sembra raggiungere livelli sublimi di interscambio culturale.

“Tu pensala come vuoi, ma per me Jovanotti è molto, molto, ma molto maturato!” esordisce il Berlusconis, esaurendo in una frase la sua possibilità quotidiana di starsene zitto.

“Hai ragione, hai ragione…” mugugna il Crucefixis. “Tu pensa che vorrei fare un’UDA interdisciplinare sull’esegesi pastorale di ‘Sono un ragazzo fortunato’. Sai, vorrei inserirla nel libro dei canti della Chiesa. Bach e Mozart sono così desueti…”

Imbecilli.

Al bar mi ferma possente la De Poppibus. Sta consumando con attenzione il suo ginseng preventivo. L’aspettano sette ore di lezione e deve darsi la carica.

“Ma che mi dici di Sanremo?”

“Ma io, veramente non…”

“Ah, che bello Gianni Morandi. L’hai sentita la canzone? ‘Sceeeeende la pioggia ma che faaaaa…'”

E’ inutile. La De Poppibus avrà anche due sise come le corna di un ariete di sfondamento medievale, ma quanto a cultura canterina è rimasta ancorata alla Canzonissima del ’69.

Mi decido ad andare in classe, dove trovo quella faccia di Pasqua rotonda e quegli occhietti vispi della Bravetti. Da quando si è fatta il fidanzatino (lu spos’) è ancora più carina, ma non ha perso affatto il suo proverbiale senso di rompere i coglioni al prossimo.

“Professo’, l’ha seguito Sanremo?”

“No, Bravetti, non l’ho proprio visto. Cosa vuoi farmi, vuoi negarmi anche il diritto di essere un pochino razzista?”

“Ma c’era Elisa!”

“Ecco, proprio per quello non l’ho visto!”

“Io, professo’, ho deciso cosa voglio fare da grande. La rappresentante di Lista!”

“Ah, vuoi controllare i voti alle elezioni per il tuo partito politico?” (che pirla che sono quando faccio di queste domande!)

“Ma no, professo’, che dice? Io voglio cantare! Quella che fa ‘con le mani, con i piedi, con il culo ciao ciao…'”

E muove le mani, zompetta e sporge il posteriore a tempo di musica.

“E poi mi voglio chiudere in bagno, ballare, farmi i videi (il plurale, Bravetti, il plurale!) e poi li posto su TikTok, faccio una freca di soldi e divento una influencer con milioni di followers!”

“Bravetti, ma tu sei la migliore della classe…”

“Sì, lo so, ma tanto che studio a fare se mi mettete quattro in pagella?”

E tu prova a darle torto. E anche la Bravetti quest’anno ce la siamo giocata.

Il Corbelli interviene nella discussione con il suo quotidiano contributo al dialogo formativo: “Eh, professo’, ma l’ha visto Achille Lauro? Si è battezzato!”

“Nel Giordano?”

“Ma nòne!! Alla televisione. Quello è fregno, professo’!”

“Corbelli, anch’io sono stato battezzato, ma mica per questo vado a fare lo scemo davanti a trenta milioni di telespettatori!”

Ho fatto centro. Il Corbelli si tace e, tanto per non saper cosa fare nel frattempo, si mette a smontare il banco con certosina diligenza. Almeno per un po’ sta buono.

L’alunno Chiarini, quello con la maggiore chiarezza espositiva, mi chiede cosa io ne pensi di Drusilla Foer.

“Assolutamente nulla!”

“Ma ha parlato dell’unicità!”

E il Corbelli, che nel frattempo ha svitato le zampe del banco col temperino, gli fa il controcanto: “Quella è lesbica!”

“Ma no, è gay!!”

“Ma figurati, è trans!”

“Ma sei scemo?? E’ una LGBT!!”

“Ragazzi, non è niente di tutto questo. Semplicemente perché Drusilla Foer non esiste. E’ un personaggio inventato. E l’attore che la interpreta guadagna più soldi della Bravetti che ballonzola su TikTok.”

Silenzio di tomba. E’ stato come rivelare che Babbo Natale sono mamma e papà.

“Ma dài, professo’, se non esiste Drusilla non esiste nemmeno Iva Zanicchi!”, echeggia una voce indistinta dal fondo dell’aula.

E io che non vedo l’ora di uscire e immortalarmi tra le braccia di mia madre.