Il Fatto Quotidiano e le spiegazioni di Tremonti

Ci sono dei momenti in cui mi metto a leggere "il Fatto Quotidiano" e mi cadono le braccia.

Mi rendo conto di avere a che fare con un giornale che avrebbe ed ha molteplici possibilità e le spreca. Non solo perché ogni tanto ci sono degli errori di ortografia evidenti e inquietanti (scrivere più volte "Abbruzzo" con due "b" è un dato di fatto che si è ripetuto più volte), ma perché il quotidiano legalista, da cui si respirano parole di giustizialismo a volte inutile e sovrabbondante, inciampa nelle sue stesse convinzioni, fino a lasciare sbigottiti.

Ora immaginatevi come può rimanere il lettore che compra il suo giornale la domenica, se ne va al mare a leggerlo sulla sdraio, si ritrova un editoriale di Marco Lillo intitolato "Ora Tremonti spieghi" che inizia così:

"Giulio Tremonti deve alcune spiegazioni ai cittadini che lo hanno eletto e gli hanno messo nelle mani l’economia italiana."

Cominciamo subito col dire che i cittadini non hanno eletto Tremonti, così come non hanno eletto nessun deputato e nessun senatore. Tremonti, come tutti gli altri, è stato nominato come parlamentare dal suo gruppo di appartenenza.
E questa è una.

Come ministro, poi, Tremonti è stato investito dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Quindi l’economia italiana non gliel’hanno messa in mano gli elettori.
E con questa fanno due.

Tremonti, infine, rende conto, come tutti, al popolo italiano, non a chi lo ha eletto.
Tre errori grossolani in tre righe di editoriale.

Poi la gente ci crede a queste cose…

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