Il Disegno di Legge “ammazzablog” e l’ignoranza del popolo della rete

Svariate persone in questi ultimi giorni mi hanno chiesto che cosa io pensi del Disegno di Legge che dovrebbe mettere definitivamente a tacere blog, internet e quant’altro in Italia.

E’ molto semplice, tutto il male possibile.

La stortura primaria del disegno di legge presentato (quella che imprudentemente il popoluccio di internet ha già chiamato la “legge ammazzablog”) riguarda proprio l’assimilazione del blog, dei siti web personali, e di qualunque iniziativa venga messa in rete per la libera consultazione, al concetto di prodotto editoriale. In buona sostanza, chi gestisce un blog personale, gestisce una pubblicazione in tutto e per tutto analoga a un quotidiano, un libro, un compact disc e quant’altro.

E’ un concetto molto semplice ma che nella foga della battaglia antigovernativa di Grillo, Travaglio e Di Pietro è sfuggito ai più. Il blog, da pura e semplice libera espressione del pensiero individuale, diventa un “prodotto” blindato nel concetto dell’editoria. In pratica il blogger è un editore, solo che non avrà, in determinati casi, l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione.

Dal punto di vista strettamente formale non ci sarà più nessuna distinzione tra il blog che state leggendo e “La Padania”, a parte il fatto che “La Padania” riceve fior di contributi statali, mentre questo blog e tutti gli altri che sono in Internet dallo Stato non percepiscono nemmeno una lira.

Non saranno “prodotti editoriali” solo i blog, ma anche siti di informazione, consultazione e servizio. Diventerà una pubblicazione (e, conseguentemente, diventeranno editori i responsabili del dominio corrispondente) anche quella simpaticona di Wikipedia.

E’ questo il punto dolente. Diventiamo tutti “stampa” (poi bisognerà vdere se un blogger, per il solo fatto di essere un editore, potrà o meno accedere alla qualifica di giornalista pubblicista).

Ciò che non si potrà fare è inserire banner pubblicitari a pagamento sui vari siti. O meglio, lo si potrà continuare a fare, ma allora la registrazione al R.O.C. diventerà obbligatoria, perché i redditi, anche minimi, sono proventi da un’attività d’impresa.

Naturalmente, dal momento in cui lo scellerato disegno di legge dovesse diventare esecutivo secondo le scellerate normative fin qui sviscerate, il reddito d’impresa andrebbe dichiarato e tassato.

Tra parentesi, io dichiaro fino all’ultimo centesimo tutti i proventi che vengono da Google e dagli altri fornitori di pubblicità.

Sarà quindi facile per un blogger incorrere in tutti i reati previsti e puniti attraverso la stampa, soprattutto quello di diffamazione.

Cosa farò io se dovesse entrare in vigore una cosa del genere? E’ molto semplice, o continuerò senza le inserzioni pubblicitarie di AdSense di Google, oppure, chiuderò baracca e burattini.

Per il momento propendo più per la seconda i potesi che per la prima.

E’ chiaro che, anche se mi costerà un bel po’ di lavoro per togliere i banner di AdSense, posso tranquillamente permettermi il lusso di pagarmi 5 o 6 siti su Aruba. Ma non potrò più permettermi il lusso di dire che i miei siti sono liberi perché non lo saranno più, saranno stampa in tutto e per tutto, asservita a una logica e ad un potere che ope legis li riconosce tali. E questo non mi va.

Hanno voluto punire i blog più grandi (Beppe Grillo, Marco Travaglio, Piero Ricca), ma hanno punito anche il ragazzino che si compra le sigarette con i proventi di Google, e pazienza se lo hanno fatto in buona fede, non sarà più possibile parlare male e criticare nessuno, se non si vuole andare sotto processo per reati di stampa e di informazione.

E’ ancora presto per decidere il da farsi. Ma di certo ci stanno chiedendo di tacere. Come sempre c’è chi batte i denti, chi prende il ritmo e chi ci balla sopra.

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