Il diritto all’oblio e la riforma Cartabia: cosa farà Wikipedia?

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La riforma Cartabia sulla Giustizia prevede un emendamento molto interessante, proposto dall’on. Enrico Costa, che riporta sotto i riflettori l’annoso problema del diritto all’oblio.

In caso di sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere, infatti, sarà immediatamente possibile per l’indagato/imputato vedere deindicizzate dai motori di ricerca tutte le voci riguardanti il procedimento penale che lo riguarda o che lo ha riguardato. Saranno sufficienti:

– una sentenza di non luogo a procedere
– una sentenza di assoluzione
– un decreto di archiviazione

L’emendamento, che rientra tra le proposte di modifica apportate dalla maggioranza, ha trovato il parere favorevole della Commissione Giustizia della Camera, del Governo e del Relatore Vazio.

E’ una modifica importante, perché stabilisce il prevalere della presunzione di innocenza sul diritto di cronaca e di informazione e il diritto ad essere dimenticati, a fronte di una sentenza o di un provvedimento favorevoli.

Il decreto di archiviazione, oppure la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione saranno trasmesse al Garante per la Protezione dei Dati Personali senza ritardo, e costituiranno titolo per richiedere l’immediata deindicizzazione dei dati giudiziari dai motori di ricerca a carico di un determinato soggetto.

Qualcuno grida all’attentato alla libertà di informazione e al diritto di cronaca, ma qui c’è da fare un distinguo: nessuno impedisce a un giornale o a una testata on line di pubblicare la notizia dell’assoluzione o dell’archiviazione di un procedimento a carico di Tizio. Semplicemente, quella notizia non sarà visibile su Google e le altre risorse analoghe a chi andrà a cercare notizie su quella persona. In breve, non sarà possibile cercare, non dare una notizia.

E c’è da chiedersi, a questo punto, che cosa farà Wikipedia, nella sua versione italiana, per adeguarsi alle nuove norme. Non c’è dubbio che Wikipedia costituisca attualmente il più impietoso tra i casellari giudiziari. Se andate in Tribunale a chiedere il certificato penale (la cosiddetta “fedina”) di un personaggio pubblico, ammesso e non concesso che ve lo diano, non vi troverete le sentenze di assoluzione che lo riguardano. Su Wikipedia sì. Così, il nulla (perché una sentenza di assoluzione costituisce proprio la determinazione del nulla in senso assoluto) assurge a enciclopedismo. Per cui, alla voce di Lelio Luttazzi, ad esempio, troverete ampi riferimenti alla sua vicenda giudiziaria da cui è uscito giudizialmente indenne, anche se distrutto sotto il profilo psicologico. Per non parlare del caso di Enzo Tortora, che dovrebbe essere monito e faro guida per chiunque abbia a cuore la libera informazione e il rispetto della dignità dell’essere umano.

Ci vorrebbe poco: Wikipedia è una risorsa estremamente versatile sotto il profilo delle possibili modifiche, non dovrebbe essere difficile per nessuno (tanto meno per gli amministratorissimi) cancellare quelle informazioni dalla visibilità on line e continuare a usufruire dell’indicizzazione sui motori di ricerca che a loro è sempre stata riservata da babbo Google, da Bing, da Yahoo e da chi più ne ha più ne metta.

Non lo faranno, naturalmente. Primo perché sono troppo attaccati ai loro contenuti e prima di prendere la mannaja ci pensano due volte. Secondo perché verranno a dirvi che loro non sono minimamente responsabili di nessun contenuto e che il responsabile, casomai, è l’utente che quelle informazioni le ha immesse. Terzo perché i loro server sono negli Stati Uniti e loro non sono tenuti a rispettare la legge italiana, anche se i loro contenuti vengono visualizzati per lo più nel nostro Paese.

Le prime due cose sono vere e comprensibili. La terza no. Perché i contenuti partono dall’Italia (gli indirizzi IP sono accuratamente e doverasamente registrati) e, quindi, un eventuale illecito si consumerebbe proprio nel nostro territorio e sarebbe sotto la nostra giurisdizione. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: nel caso il Tizio di cui sopra volesse chiedere a Wikipedia di cancellare dalle sue pagine la notizia di una sentenza di proscioglimento a suo favore, a chi deve rivolgersi? A Wikimedia Italia no di certo. Alla Wikimedia USA? Può darsi. A un signor IP qualunque? Certamente, ma vagli a mettere il sale sulla coda.

Così, Wikipedia non cambierà mai i propri contenuti (ma le conviene?) e aspetterà i tempi biblici della giustizia per vedersi deindicizzare dai motori di ricerca solo poche decine di pagine, quando e se gli interessati ne faranno domanda.

L’inerzia, in questi casi, è la migliore delle difese.