Il consiglio di classe straordinario (romanzo gotico)

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C’è un’aria pesante e strana oggi in classe, come quelle giornate plumbee che ti si appiccicano sulla testa al mattino e fino alla sera non ti mollano.

L’alunna Scugnizzi entra in classe esordendo d’acchitto con un incontestabile: “Professo’, mi lasci stà’ che oggi mi girano!”

“E già, Scugnizzi, e quand’è che non ti girano a te?” biascico mormorando.

La Bravetti è bianca in volto come una morta, ha le mani che sembrano di pura carta di Fabriano, e la sciarpina d’ordinanza le si incolla alla gola nemmeno fosse il sepolcro del Cristo velato di Giuseppe Sanmartino nella Cappella Sansevero a Napoli.

L’alunno Perculeggiantis entra in ritardo, non mi dice neanche “Buongiorno, cane!”.

Gli chiedo “Cos’è successo?”

“Eh, so’ stato male, Professo’!”

“Ma qui hai scritto ‘motivi familiari’!”

“E che ne so, Professo’? Io mi faccio gli affari miei! L’avrà scritto qualcun altro…”

Va be’, ho capito. Oggi si interroga. L’alunna Virginelli, repente, si giustifica battendo l’indice e il medio sul pacchetto dei Kleenex: “Professo’, posso andà’ al bagno? Ho le mie cose!”

“Virginelli, tu puoi andare in bagno quanto vuoi, ma la dovete smettere, tu e le tue comari, di prendermi per le terga. Ognuno ha le sue di “cose”!

“Sì, ma le mie cose sono le cose!”

La Virginelli da grande creerà un nuovo movimento letterario, quello del Constatazionismo e diventerà famosa scrivendo romanzi sul nulla. Come Susanna Tamaro. O Isabel Allende.

“Professo’, le posso avere anch’io le cose come la Virginelli, così non mi interroga?” mi interrompe a distanza ravvicinata l’alunno Tontarelli.

E mentre lo invito ad espormi la solita Litania Sanctorum dei verbi melliflui (che, regolarmente, NON ha studiato) mi accorgo che sono già le 8,50 e il Corbelli non è ancora arrivato.

I ragazzi lo riempono di messaggi, facendo type type sul tastierino del telefono e intasandogli il profilo WhatsApp ma nulla da fare. Neanche la madre risponde al cellulare, e questo acuisce la tensione nervosa che ormai si taglia a fette, mentre la Bravetti trema come un uccellino spennacchiato caduto dal nido.

L’ingresso del nostro bidello Antenore è perentorio.

“Toh, Professo’, circolare!”

“Antenore, ma tu a quest’ora più di tre parole in croce proprio non riesci a metterle, vero?”

Reprimo a stento un senso di contenuto ma virile stupore quando comincio a leggere che “la S.V. è tenuta a partecipare al Consiglio di Classe Straordinario che si terrà questo pomeriggio in presenza presso l’aula ‘Hermann Goering’ dalle ore 14 ad libitum per eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti dell’alunno Corb. Si consiglia vivamente di portare con sé sacco a pelo, forno a microonde e monoporzioni di melanzane alla parmigiana.”

“Corb… il Corbelli!!” Certo che, quando mi ci metto, anch’io gli do giù di equazioni successive che sembro Einstein, sembro… “Ma è ovvio! Sulla circolare il Dirigente l’ha abbreviato per motivi di privacy, ma si può avere un Dirigente più coglione? Tanto valeva che lo scrivesse per esteso. Imbecille!

La coordinatrice di classe, la Professoressa Subiudice di diritto e economia politica, mi incrocia nel corridoio. Ha il volto livido e indossa un paio di vistosi occhiali da sole, anche se a scuola è sempre buio pesto.

La De Ginocchinibus mi guarda in viso e attacca:

“Oh, Madonnina del Carmelo… Vergine benedetta di Guadalupe, ohimé, Signore Padre Santo, aiutaci, mira il tuo popolo bella Signora…”

E tutti i docenti impegnati nel cambio dell’ora, in coro, all’unisono:

“Cheeee pieeeen di giubilooooo oooggi ti onoraaaaaa!!”

“Ma si può sapere che cazzo è successo? Guardate che io mi tocco debitamente i coglioni, sapete??” osserva il Berlusconis, dopo aver fatto un corso di aggiornamento professionale di sei settimane all’Accademia della Crusca.

Una mano devota ha acceso perfino una candela a San Pio da Pietralcina.

Ci vuole la pazienza di Giobbe per arrivare alle 14, sorretti solo da un panino ipocalorico del bar e da una bibita ghiacciata. Del resto, come cantava Antonello Venditti? “La nostra vita è Cola Cola/fredda nella gola…” che, voglio dire, anche a pensare a una rima del tipo “cola/gola” ci vuole del coraggio.

“Ma mi volete spiegare una volta per tutte? Ma porco Stalin, non si fa cos…”

L’ultima vocale gli si strozza in gola, perché in quel momento entrano le pie donne che portano il sudario, il balsamo e gli olii profumati per la vestizione della salma. In confronto a loro “La casa di Bernarda Alba” di Lorca diventa un arcobaleno variopinto di colori vivaci.

Attacca mesta la Subiudice: “Colleghi carissimi, siamo qui riuniti in questo luogo di pietà e di sofferenza perché è accaduta una cosa grave e tristissima allo stesso tempo. Il Corbelli, per cui ormai solo l’Onnipotente può avere giustizia e parole di perdono, durante la prova di evacuazione, ha tocc… molest.. sì, insomma, ha palpeggiato i glutei della Bravetti, approfittando biecamente della sua funzione di chiudifila.”

“E chissà che cosa mi credevo!! Bravo Corbelli, così si fa con le stronzette. Haut lévé l’esprit révolutionnaire, come si diceva a Tirana ai tempi di quell’uomo immenso che fu Enver Hoxha!” trionfeggia il Marxistis.

La De Chattibus per la notizia ha un mancamento improvviso e viene adagiata provvisoriamente sulla porta in pietra di granito del sepolcro.

“Fatela respirare, povera anima devota a Dio! Sbottonatele la camicetta e scopritele il petto…”

“Sì, sì, dài, dài! Vogliamo vederle anche noi, mica solo l’Exlege, le due cupole della Cattedrale di Siviglia!” incalza il Berlusconis, che tanta grazia divina non la vedeva più dai tempi in cui portava i pantaloni alla zuava e cantava “Giovinezza”.

“Ma c’è di più, venebili confratelli” riprende la Subiudice “perché i genitori della Bravetti hanno minacciato di querelare non solo quello scellerato sciupator di femmine, che va be’, brucerà all’inferno assieme alla sua indegna progenie per sette generazioni ed è solo quel che si merita, ma anche tutto il consiglio di classe per omessa custodia, mancata vigilanza, atti osceni in luogo pubblico e interruzione di pubblico servizio.

“E che sarà mai? Le avrà dato solo una palpatina al sedere, così…” e tira una manata sui glutei della De Chattibus che nel frattempo ha ripreso vigore, tanto che gli sferza uno schiaffo da quindici tonnellate a mano aperta e cinque dita stampate sulla guancia.

La De Ginocchinibus, incurante del suo dolore al menisco, si inchina al centro dell’aula e si cosparge il capo di cenere giaculando “Kyrie eleison, Christe eleison…”

La Wunderbari mentre si batte il petto, mormora “Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!”

La Nullafacentis, che non ci sta capendo assolutamente niente come al suo solito, giusto per non farci la sua solita stercofigura da antologia, si unisce alla penitenza generale stracciandosi le vesti e pronunziando in un dirotto di pianto le parole del “Miserere nobis, Domine!”

“Voi capirete, colleghi, che ci troviamo in una situazione di gravissimo pericolo per noi e per le nostre poltrone, per cui se non usciamo di qui con una risoluzione severa e ingiusta e ritrovarci in stato di detenzione dovendo dire addio a 30 anni di onorato servizio da scaldasedie. Siete voi disposti a tale onta??”

Risponde un incerto mugugnare di monosillabi consonantici.

“Propongo, dunque, che sia approvato all’unanimità quanto segue: sospensione dalle lezioni per complessivi giorni cinque per ogni natica oggetto dell’infernale libidine, oltre a successivi dieci giorni di lavori socialmente utili consistenti nell’accudire, pulire, lavare e portare a far pipì il cane Grongo, di proprietà dell’Istituto. Oppure qui finisce tutto quanto a schifiu! Chi è favorevole alzi la mano destra, chi è contrario la sinistra, che gliela mozzo.”

D’un colpo sembra di essere tornati ai bei tempi di quando c’era Lui. Il segretario, che per l’occasione redige il verbale su pergamena, intingendo il pennino nel sangue, segna compiaciuto il nulla osta di tutti.

All’uscita dai lavori, la buona bidella Cassandra corre incontro alla Wunderbari gridandole ansiosa:

“Ma che è stato? Professoré, che è stato???”

E la sventurata rispose: “Hanno ammazzato Compare Turiddu!!”

Irrompe la madre del Corbelli: in lacrime: “Fiiiigghiu!! Figghiu miu!!! A mia m’o scannaru stu figghiuzzu nicu nicu… Mariiiiiiaaaaaaa!”

E io corro subito a pugnalarmi il petto tra le braccia di mia madre.