Il blog di Paolo Attivissimo non è a norma con la cookie e privacy policy? Lui si preoccupa.

Reading Time: 7 minutes

Questi contenuti sono completamente gratuiti.

Potete ringraziarmi (prego!), altrettanto gratuitamente, iscrivendovi al mio canale YouTube.

-----

Paolo Attivissimo è preoccupato.

Non perde il suo proverbiale ottimismo e fiducia nella tecnologia. Soprattutto quella della sua Tesla usata. Ma adesso ha una zanzarina che gli ronza intorno.

Il fatto: un suo lettore lo ha avvisato che durante “un webinar registrato organizzato dal dipartimento di scienze della comunicazione e dello spettacolo dell’università Cattolica del Sacro Cuore“, e segnatamente, nell’intervento di un “addetto” del Garante della Privacy, sono stati mostrati come “esempi negativi per la categoria blog il sito https://attivissimo.blogspot.com/” e un’altra risorsa web.

La negatività riguarderebbe le “nuove linee guida sui cookie dei siti web valide dal 10 gennaio 2022“, che obbligano chiunque detenga una risorsa in rete a dotarsi di una privacy policy, una cookie solution, e, auspicabilmente, dei termini di servizio e un registro dei consensi per le accettazioni delle clausole relative.

In caso di mancata, parziale o inadeguata ottemperanza, si rischiano multe da 6000 a 20000 euro. Ed è questo che gli ha fatto saltare la mosca al naso. Perché sui principii siamo tutti bravi a pontificare. Ma quando si tratta di cacciare il portafogli poi è dura per tutti.

Le reazioni e le considerazioni di Attivissimo? Eccole:

“Preoccupante. Ma è passato ormai un po’ di tempo, e qui al Maniero Digitale non sono arrivate né comunicazioni né tanto meno multe da seimila euro da parte del Garante italiano. La cosa non mi sorprende più di tanto, perché vivo appunto in Svizzera e il blog viene redatto e gestito da qui”

Il Garante della Privacy può prendersi tutto il tempo che vuole se ha ricevuto una segnalazione e avviato un formale fascicolo. Se, invece, il suo blog è stato oggetto di un reclamo da parte di qualcuno (come è il caso di quello tenuto dal suo collega David Puente), allora c’è tempo fino a un anno.

Chi se ne frega, poi, se lui abita in Svizzera o dove gli pare. Non ha rilevanza. Io posso essere negli Stati Uniti o a Cocoa Beach e scrivere un articolo per questo blog da lì.

Ora, il blog di Attivissimo è ospitato su Blogspot. Che è di Google. Si tratta di vedere chi dei due deve adempiere, eventualmente, agli obblighi prescritti. Io credo che sia lui, perché sarebbe come dire che siccome questo blog è ospitato sui server di Aruba, allora Aruba ne è resposabile. Aruba, Blogspot, Google sono solo degli spazi vuoti su un hard disk, è l’utente finale che li riempe.

E poi, anche solo per precauzione e per mettersi con le spalle coperte, ma se ne vuole occupare? Intanto è assolutamente mancante qualsiasi Privacy Policy, e questo già lo mette a rischio.

Google/Blogspot ha messo un bannerino in cui dice:

“Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo user agent sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi.”

A parte il fatto che le statistiche possono essere rilevate anche in modo anonimo, senza registrare l’IP (questo blog lo fa con Matomo, e se lo uso io è segno che possono usarlo tutti, se vogliono) ma poi “garantire la qualità del servizio“? Da quando in qua si assume un dato personale per questo scopo?

Ma Attivissimo non è contento. Modifica la testata con questa dicitura:

“Avviso cookie: Questo blog include cookie di Google, YouTube, Disqus e Twitter. Non miei.”

e aggiunge

“Spero che sia sufficiente”

No, non lo è. Intanto non c’è nessun link alle Privacy e Cookie Policies dei soggetti citati, e siccome quando vado sul suo blog, quei cookies vengono installati sui miei dispositivi, vorrei sapere a chi devo rivolgermi per la mia sicurezza e per quella dei miei dati. Si chiamano “terze parti” e debbono essere debitamente segnalate. Perché se utilizzano dei cookie di profilazione (ad esempio raccolta di dati per forniture di materiale pubblicitario), l’utente deve poter accettare o non accettare l’informativa.

E poi c’è il problema Disqus. Disqus è una piattaforma che permette di aggiungere a un blog dei commenti non nativi. Di farlo, cioè, attraverso l’account Facebook, Gmail e altro. Benissimo, nulla da dire. Se non che Disqus non è installato di default sui blog ospitati da Blogspot. Ce lo devi mettere ed implementare tu. Come su WordPress. Come su altre piattaforme. Se tu ce lo implementi, poi lo devi dichiarare. Sulla cookie policy e sull’anzidetta privacy policy. Che non c’è. Perché io devo sapere a chi vanno i miei dati.

Attivissimo gestisce anche altri blog su Blogspot. Suo diritto. Ma nemmeno lì c’è uno straccio di Privacy Policy.

E poi, Google o Attivissimo che siano a doversi mettere in regola, c’è un argomento che taglia la testa “al topo” (come dice mia figlia), anzi, al “topone” (Attivissimo chiarisce che è così che lo chiamava sua moglie nel periodo in cui si sono conosciuti. E’ importante? Certo, direi addirittura fondamentale!). Attivissimo è intestatario del dominio attivissimo.net. Dove pubblica delle cose. Il dominio è registrato a suo nome ed è ospitato sui server di un provider francese che si chiama gandi.net. E in Francia il GDPR è perfettamente in vigore. Punto.

Naturalmente su attivissimo.net nessun banner sui coocie e nessunissima privacy policy. Anzi, in fondo alla home page (trovate una copia permanente al link https://archive.ph/s4CHY) si legge quanto segue:

“Questo sito non usa cookie di nessun genere e quindi non ha bisogno di stupidi e inutili avvisi salvaprivacy. Inoltre è navigabile anche a immagini disattivate ed è volutamente scarno e con pochi effetti speciali per non farvi perdere tempo e denaro, ma soprattutto per renderlo compatibile con qualsiasi browser conforme agli standard, compresi quelli dei telefonini.”

A parte l’improbabile e infelice riferimento agli “stupidi e inutili avvisi salvaprivacy” (salvaguardare la privacy non è mai stupido), non è affatto vero che non ci sono cookies di nessun tipo. Ha implementato un codice di Google per la ricerca interna alle pagine del sito. Quindi i cookies ci sono. Ecco lo screenshot:

a meno che non si voglia credere o, peggio, far credere che Google fornisca questi strumenti per gli occhi belli color del mare, ma non siamo bambini.

E, comunque, quando mi sono collegato a attivissimo.net il browser (Opera) mi ha dato questa risposta:

Nel dubbio, comunque, cosa ha fatto? Ha fatto una richiesta di accesso agli atti al Garante per vedere lo stato dell’ipotetico fascicolo, se mai ve ne fosse uno a suo carico? Ha telefonato all’URP per saperne di più? Ha inviato una PEC per stare più sicuro? Niente affatto. Ha pubblicato un tweet, questo:

Chiunque può aprire un account Twitter con l’immagine e il nome di Paolo Attivissimo e chiamarlo @pincopallino o @paoloattivisimo2022. Se uno si rivolge al Garante come minimo gli manda una mail con l’indicazione delle sue richieste e una copia sacrosanta di un documento di identità. Non è che glielo chiedi sui social. Perché è così che funziona.

I commenti? Oh, un delirio.

Un certo magnetic_dud scrive che:

“la legge è stata scritta da analfabeti informatici”

Beh, ne scriva una lui, allora.

Un altro utente gli fa opportunamente notare che

“Devi addirittura avere un log con tutti i consensi accettati”

Il che è vero. E lui, di rimbalzo

“Sinceramente: faccio prima a chiudere il blog.”

Il che potrebbe essere una soluzione. Siccome uno ha un brufolo in fronte grosso come una mela primaticcia gli si taglia la testa e il problema è risolto, chiaro.

E, infine, la perla delle perle, la Summa Theologica. Correggendo un commento di un altro suo utente, Attivissimo afferma:

“Paolo ha scelto una piattaforma anni prima che venisse partorita questa stupida legge sui cookie che non ha ottenuto nessun risultato a parte trasformarci in cliccatori compulsivi su ‘Accetto'”.

Certo, lui il blog lo ha aperto nel 2003. La legge è entrata in vigore il 10 gennaio 2022, e lui o chi per lui devono adeguarsi.

Per dovere di correttezza, preciso che questo blog, che non è altro che un minuscolo puntino nell’universo del web, si affida ai servizi di iubenda.it per l’implementazione di quanto richiesto. Pago 145 euro al mese per tutti i miei siti (o sitarelli). E non è che quei soldi li vado a chiedere a Paolo Attivissimo o a chiunque altro. Non sono un conferenziere, non sono un traduttore pluripremiato, non ho il “diploma in lingue” conferito da Wikipedia, non ho la Tesla, non sono amico di astronauti (anche se devo ammettere che una Signora si è piuttosto incuriosita nei miei confronti, bontà sua!), non ricevo né sollecito donazioni nemmeno per un pezzo di pizza o di focaccia (che, casomai, pago coi miei soldi), non sono mai stato incaricato dal MIUR o dalla Camera dei Deputati per redigere un vademecum su come diventare debunker, Star Treck mi annoia, non amo nemmeno la Guida galattica per gli autostoppisti (“grazie per tutto il pesce“? E che mi rappresenta? E’ importante? No, e allora di che cosa stiamo parlando?), campo del mio lavoro, scrivo libri che sono posti in vendita a prezzi popolari e accessibili (non le 42000 lire di allora per il suo “Da Windows a Linux“, e io, scemo, che gliele ho anche date), mi hackerano il blog ogni cinque anni di media e giù di soldi per rimetterlo a posto, non faccio crociate contro i no-vax, non ho un “Maniero digitale” ma solo due laptop di cui uno ricondizionato, una lavatrice e un frigorifero di seconda mano, se mi scrive un avvocato per qualche rogna o gli rispondo personalmente o gli faccio rispondere dal mio (sempre pagando), non ho visto i morti, non sono un giornalista né mi dichiaro tale, insomma, se riesco a farlo io potrà ben farlo anche lui. O no?? Se no che chiuda baracca e burattini. Un pensiero in meno. Sempre ammesso e non concesso che esista un fascicolo presso il Garante e che non siano stati già acquisiti elementi a suo sfavore. Altrimenti chiudere serve comunque a poco. Anzi, a nulla.

Perché una persona che dal 2003 visualizza un totale di oltre 110 milioni di clic, qualche garanzia ai suoi lettori dovrà pur darla.

Ma lui non mollerà mai. E non gli conviene. No che non gli conviene.