I sondaggi di Repubblica e il presupposto “dovere di informare”

Ultimamente comincio ad avere una idiosincrasia, per non dire un senso nemmeno tanto vago di schifo, verso i sondaggi, le sottoscrizioni, le petizioni on line, specialmente se promosse da quei santerellini di "Repubblica".

Che se Berlusconi va al compleanno di Noemi fondano un gruppo su Facebook e ogni giorno, on line, ti sfracassano i coglioni con titoli tipo "In 160.000 per chiedere a Berlusconi di rispondere alle domande di Repubblica".

Lui non risponderà mai e loro lo sanno benissimo, ma intanto fa scena.

E’ un modo di fare giornalismo becero e infantile, come quando all’asilo si faceva la conta per chi doveva stare in una squadra e chi in un’altra. E’ dividere il mondo e dire "ecco, vedete quanta gente è con noi?" come se le persone fossero importanti numericamente e non per quello che hanno da dire.

Sono convinto che tra quanti hanno aderito all’appello di "Repubblica" ci siano anche dei perfetti imbecilli che non hanno capito niente di quello che si chiede, ma, si sa, in Italia l’importante non è pensare ma esserci.

Adesso, il giornale della Serva ha proposto un’altra iniziativa nazional popolare denomimata "Il dovere di informare, il diritto di sapere". Mentre scrivo sono quasi 200.000 ad aver firmato, compreso Roberto Saviano, e va beh, questa gliela perdoniamo.

Ora "il diritto di sapere" è una cosa, ma "il diritto di informare" cosa significherebbe, di grazia, per lorsignori? Il diritto di poter mostrare ancora tette e culi? Quello di dirci che a Cuba il figlio di Fidel Castro è stato inCastrato da un dissidente che si è finto donna per adescarlo in chat? Vogliono continuare a riempire il giornale di tesi filosofiche metafisiche come se sia stato uno zoccolo o un atrezzo da cucina a uccidere Samuele, il figlio della Franzoni?

Oppure vogliono difendere semplicemente dei privilegi, come quello di condannare, come condannarono, unanimemente, Marco Travaglio, quando alla trasmissione di Fazio tirò fuori delle notizie sul Presidente del Senato Schifani, e loro no, non si può, non si deve dire, non sta bene, ottima la mossa di Fazio che si è dissociato, Beppe Grillo dice le parolacce, non è educato, adesso andiamo noi del Partito Democratico e facciamo tottò!

Perché le parole di un giornalista come Giuseppe D’Avanzo, poco più di un anno fa, suonano ancora come colpi di lingua alle braghe calate del potere:

"la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque".

Loro non vogliono la libertà di informare, vogliono la libertà di censurare e di servire il ducetto di turno. Dichiarandosi scandalizzati se qualcuno dice una verità.

Probabilmente con la sola rabbia di non essere stati loro a dire almeno QUELLA verità.

Commenti

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Comments

  • CinghialeMannaro  On 16 Giugno 2009 at 07:42

    Te l’appoggio con fervore: sai bene cosa ne penso di Repubblica.
    Te n’hai a male se te lo linko su faccialibro?

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