I soliti ignoti e la posta elettronica certificata del Tribunale

La notte scorsa i “soliti ignoti” hanno forzato la portiera della mia macchina, si sono accoccolati nell’abitacolo, e siccome non c’era una mazza da rubare si sono accontentati di un vecchio dispositivo “viva voce” di quelli della Nokia che si attaccano all’accendisigari e del libretto di circolazione. Della serie: “Ti facciamo un dispetto” visto che stavolta l’autoradio non te l’abbiamo potuta ciulare.

Passi per il viva voce (era ancora nuovo, pagato 20.000 lire di terza mano quando cercavo l’oro nel Klondike…) ma il libretto di circolazione, capirete, mi secca assai.

Va bene, penso, sono un cittadino tecnologico. Dispongo di un meraviglioso e provvidenziale indirizzo di posta elettronica certificata e di un dispositivo di firma digitale, redigo la denuncia, la firmo digitalmente, la spedisco direttamente in Tribunale, non spreco carta e in un attimo ho la ricevuta di ritorno, che bella cosa il progresso, che meraviglia la PEC, cosa non faremmo senza la tecnologia…

Col cavolo. Intanto mi manca l’indirizzo di posta elettronica certificata del Tribunale di Teramo. Poco male, penso, vado sul suo sito e lo trovo subito.

Del resto, l

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