I primi 20 anni di classicistranieri.com

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Fotografia di Catia Vagelli. Pubblicata per gentile concessione dell’autrice.

Ieri la biblioteca multimediale on line classicistranieri.com ha compiuto 20 anni.

E’ stato un compleanno vissuto in sordina e senza troppa enfasi, come è nel nostro stile. Abbiamo preferito che la ricorrenza trascorresse indisturbata, mentre gli utenti del sito consultavano e scaricavano quello che volevano.

20 anni di lavoro, di fatica, di soddisfazioni personali, di contatti altrettanto personali, di donazioni generose, di gratuità, di fede indefessa nella cultura libera, ma libera veramente, di querele (pare che “cazzate” non si possa dire), di attacchi hacker, di direzione ostinata e contraria, migliaia e migliaia di pagine web messe in linea. Io so’ uno a lavorare, chelli so’ milioni a leggere, non li raggiungo mai, si potrebbe dire parafrasando l’immenso Massimo Troisi.

Tutto mentre gli altri annunciano pomposamente 10 milioni di utenti arrivati a raggiungere il loro sitarello. Complimenti vivissimi a loro, non c’è che dire, e i regali sotto l’albero chi li porta, Babbo Natale? No, dico, 10 milioni de che? Di accessi unici? Di pagine consultate? E quanti download? Che percentuale di ritorni?? Su 10 milioni di persone solo 121 si sono iscritte al loro gruppo Facebook, e contano appena 55 follower su Instagram. E, siccome i conti io li so fare, si tratta di appena lo 0,001% nella migliore delle ipotesi. Meno della metà nella peggiore. E allora di cosa stiamo parlando?

Noi, nel nostro piccolissimo, abbiamo preteso di seguire un cammino diverso. Non vendiamo niente, non distribuiamo gadgets a caso prezzo, non vi chiediamo due euro sulla Home Page (potete donarceli, naturalmente, ma noi non ve lo chiediamo e non ve lo chiederemo mai, dovessimo rimetterci di tasca nostra), se proprio volete aiutarci fattivamente scaricate ne nostre audioletture da Audible, ascoltatele e fateci sapere quello che ne pensate. La pubblicità provvede al costo del dominio e dell’hosting. Insomma, facciamo il nostro e non dobbiamo spiegazioni a nessuno, se non a quei 360.000 utenti all’anno (veri, certificati) che decidono, bontà loro, di visitarci. E di ricompensarci per come possono. C’è gente che ci ha dato quello che poteva, magari sotto forma di deliziose specialità culinarie e di pasticceria della loro terra. Non lo dimenticheremo mai.

E ne andiamo fieri. Fieri di un sognare, di un eterno incespicare, tra dubbi, certezze e lotte contro il copyright, la cui legge italiana seguiamo, tuttavia, alla lettera (e sarebbe bene che lo facessero anche altri).

E, in fondo, non dobbiamo niente a nessuno. Con il nostro lavoro viviamo e con il nostro denaro paghiamo. Quanti possono dire altrettanto?

Valerio Di Stefano