I gruppi di WhatsApp

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I gruppi scolastici su WhatsApp sono una vera e propria piaga sociale, un castigo di Dio, una catastrofe comunitaria.

C’è un gruppo per tutto. Per il collegio docenti, per i consigli di classe, per le riunioni di dipartimento, per le singole materie e per quelli che inciampano ogni giorno alle cinque e mezza. Oltre a questo, gli alunni, quelle carogne, hanno i loro gruppi rigorosamente vietati ai maggiori di anni 18 in cui si mettono d’accordo su quale insegnante vessare il giorno dopo, e i genitori, ma soprattutto le mamme, prontissimi e sul piede di guerra per difendere i loro figliuoli che, poverini, hanno il solo difetto di non studiare e non è giusto affibbiargli una insufficienza solo per questo.

Comincia tutto con la figura sinistra ed apparentemente empatica del coordinatore di classe che ti ferma per il corridoio mentre stai raggiungendo l’uscita per andare a casa, ti sorride e ti fa: “Senti, volevo dirti che con gli altri colleghi stiamo creando un gruppo WhatsApp per coordinare un gruppo di studio sul caso comportamentale dell’alunno Corbelli e sulle strategie da porre in essere (cosa ci vuole a scrivere “calci in culo”?). Tu naturalmente sei dei nostri, e allora ti iscrivo!”

Cioè, non ti chiede “Vorresti partecipare?? Ti fa piacere??” Ti aggiunge e basta. E tu non puoi dirgli di no, un po’ perché passi da antipatico e rompicoglioni, un po’ perché non vedi l’ora di toglierti il coordinatore dalle balle e mandarlo a spigare. “Tanto cosa vuoi che sia, saranno sì e no uno o due messaggi al giorno!”

Ora, se c’è un errore frequente nella professione dell’insegnante è quello di sottovalutare le persone e le realtà che si hanno davanti, perché l’unica persona in grado di respingere tutto il massacro quotidiano di messaggini e di bip-bip è la De Poppibus, che ha ancora il Nokia 3310, comprato usato d’occasione quando c’era ancora la lira e ancora perfettamente funzionante (e chi li distrugge quegli apparecchi lì??). Sa solo accenderlo, spegnerlo e rispondere alle chiamate. Ha la scheda della Coop e la ricarica ogni volta che va a fare la spesa per la sua truppa con i punti accumulati con gli scontrini. Praticamente un vitalizio. Naturalmente non telefona a nessuno perché non lo sa fare. Un alunno gli ha chiesto se gli prestava il cellulare per giocare a Snake e lei gli ha mozzato le mani.

La caratteristica principale ed irrinunciabile dei gruppi WhatsApp è quella che tutti parlano di tutto meno che del tema per cui sono stati creati. Per cui ognuno scrive dei cazzi suoi. Ma allegramente, senza pensarci, perché il virtuale è tanto, tanto bello.

E così, alle 6 in punto arriva il primo messaggio di saluto e augurio di buona giornata scolastica da parte del venerato Dirigente Scolastico Ferocius De Leonibus, con allegato il testo in PDF della benedizione apostolica “Urbi et Orbi” e un santino propiziatorio.

Alle 6,01 un punto (ci puoi rimettere l’orologio atomico di Greenwitch!) gli risponde quell’anima pia e penitente della Nullafacentis: “Buongiorno, caro Preside, buongiorno a tutti, stimatissimi colleghi!”

Dopo cinque minuti è il turno di quell’essere ignobile del professor Exlege: “Stimatissimo? Io? Ma se quando mi incontri a scuola manco mi saluti! Mi stavo facendo un giro di letto con la De Chattibus e mi hai interrotto proprio sul più bello. Ma non ce l’hai un marito, un compagno, un amante, un gigolò che ti sollazzi a quest’ora del mattino?”

Naturalmente non c’è risposta. La Nullafacentis si trincera sotto il suo sorriso buonista ad oltranza, incassa il colpo come avrebbe fatto Cassius Clay con George Foreman, e replica con un cuoricino. Che non c’entra un piffero ma fa tanto “social”.

Alle 7,30 giunge canterino il bip del messaggio della Wunderbari che sta facendo colazione e posta un link con la ricetta dei biscotti vegani al sesamo, senza uova, senza burro, senza latte, senza olio di palma, senza glutine, senza acqua, senza zucchero, senza niente.

“Boniiiiiiii!! Io invece mi sto a magnà’ il maritozzo con la panna, vedi un po’ tu!” le risponde perfida la Acidophili, e così la manda a stendere.

“Amo’, passa in rosticceria e compra quattro porzioni di timballo alla teramana, che oggi ci mangiamo quello!” E’ la De Estremitatis che, tanto per cambiare, sbaglia destinatario e ci ragguaglia del menu del giorno. E’ bellissimo che chiami ancora suo marito “amo'”, nonostante le corna che le mette con cadenza settimanale. E anche che il timballo alla teramana riesca in parte, tra pallottine di carne e mozzarella (ma c’è chi preferisce la scamorza passita), riesca a ricomporre una crisi familiare.

“Ragà’, io non ce la faccio più, il Corbelli mi dà il tormento. Ha dato fuoco al cestino e mi ha pure appiccicato la cicca da masticare sulla cattedra per cui ho tutti i compiti della classe che sanno di fragola, che faccio?”, ci interpella ansioso il professor Crucefixis di religione.

E qui si apre il dibattito sempiterno sull’applicazione del regolamento.

“Tagliagli le balle e mandalo a cantare da mezzosoprano nel Coro delle voci bianche della Cappella Sistina!”, risponde premuroso il Marxistis, che in queste cose è letteralmente implacabile.

“Ammettiamo pure che il Corbelli abbia dato fuoco al cestino. Ammettiamo anche che si tratti di un reato penale, ammettiamo che i genitori siano stati messi al corrente dal coordinatore, ammettiamo che il ragazzo sia minorenne, mi dite voi cosa diavolo ce ne frega a noi? Che se la sbrighi il consiglio di istituto, visto che non fanno un piffero dalla mattina alla sera e che la competenza è loro. Troppo comodo prendersela con noi poveri insegnanti, costretti ogni giorno a vessazioni di ogni tipo. Ma basta!! Vero amore mio??” chiosa repentina la De Chattibus, che deve aver finito con l’Exlege e sfodera la sua immarcescibile verbosità.

La Subiudice, invece, la pensa diversamente: “Controlla la media dei voti. Se il decimale è inferiore a 0,5 abbassi il voto per difetto, se è superiore lo arrotondi per eccesso.” Tipica risposta di chi è abituato ad applicare la legge in modo letterale e in maniera salomonica.

“Ragà’ a chi? Scostumato di uno scostumato che altro non sei! Abbi più rispetto per i colleghi anziani, che io me ne vado in pensione e non voglio più vedere la tua faccia di prete della malora!” eccheggia la De Ginocchinibus, mentre si appresta a rincorrere il cane che le ha fatto la pipì sul divano nuovo, delinquente d’un delinquente.

Verso l’una è di nuovo il turno della Nullafacentis che, come il Papa, augura buon pranzo e buon relax a tutti.

“Io sono in orario fino alle 14,40, sto con un panino del bar da un euro da stamattina. Se tu ti decidessi a venire a lavorare, qualche volta…”, conferma di nuovo l’Exlege, che la Nullafacentis proprio non la può soffrire.

“Per le firme sui tabelloni degli scrutini oggi non contate su di me. Sto guardando Forum su Rete 4 e dopo c’è una replica della milionesima puntata di ‘Sentieri’!” Il numero non è associato ad alcun nominativo, ma lo sappiamo tutti che è il Berlusconis che si bea con i suoi programmi culturali preferiti.

“Sentieri?? Figo!! Come sta Beth? Ha sempre la tisi?” rimbalza la Acidophili, che confonde “Piccole donne” con una soap-opera. Tanto che la supplente di fisica commenta con un pollice alzato, non si sa per quale motivo.

Dopo uno scambio di un’ulteriore decina di messaggi sul ponderoso argomento, arriva la quiete prima della tempesta. Il silenzio stampa sul canale è dovuto principalmente al fatto che ognuno ha di meglio da fare o, più semplicemente, è esausto o sta usufruendo dell’ora d’aria.

Ma alle 23,20 giunge, puntuale come un treno svizzero, la comunicazione della signorina Multitasking, della segreteria docenti: “Venite tutti quanti a firmare la domanda di ferie domattina se no ve le do d’ufficio e ve la vedete voi assieme alle anime dei vostri antenati in Purgatorio.”

“Ma scusa, Multità’, la firma non si potrebbe fare ollàin? Io ci ho il compiute’ che non mi sendo, ma quanto a scrivere saccio scrivere, e tengo pure l’àifon e lu tàbblet!” rincara la De Sindacatiis.

“Fatte li cazza to’!” conclude la Multitasking, con un verso ermetico, in confronto al quale Ungaretti diventa una carrettata di bucce di patate.

E io sprofondo di torpore tra le braccia di mia madre!