I conti non tornano. Conte tornerà

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L’interesse politico di due indagati (Matteo Renzi e Mariaelena Boschi) per finanziamento illecito ai partiti ha prevalso sulla ragion di stato, e Renzi ha ritirato due ministre e un sottosegretario dall’esecutivo dando luce così alla crisi di governo più delicata della storia della Repubblica.

Intendiamoci, i governi sono sempre crollati, ma la situazione sanitaria è tale che una crisi di governo appere/apparrebbe quanto meno inopportuna.

E intendiamoci ancora, se non ci fosse stato Renzi a dare la spallata, con una mossa che nella notazione scacchistica sarebbe stata contrassegnata da minimo due punti interrogativi, questo governo avrebbe dovuto andarsene ugualmente. Per l’inadeguatezza e l’incertezza delle scelte con cui ha affrontato la pandemia (di che colore siamo oggi? Mah…), per i ritardi con cui queste scelte sono state poste in essere, per l’incertezza e il caos in cui ha gettato la scuola pubblica, per il solo puntiglio di un ministro, cui ha fatto da sponda il Presidente del Consiglio, per i ritardi abissali con cui ha “ristorato” (ma de che??) i piccoli imprenditori costretti alla canna del gas, per la gestione dei ministeri di Di Maio, Buonafede e Azzolina, per le mancate iniziative che dovrebbero affrontare la carenza di vaccini (possibile affidarsi solo alla Pfizer?) e via enumerando.

Un governo che avrebbe dovuto andarsene a casa da tempo. Il punto è che ci ha messo lo zampino Renzi, che ha preso un’iniziativa che gli costerà, oltre a un bel po’ di voti, la responsabilità personale di aver gettato il paese dal caos alla più totale incertezza. Non si sa ancora cosa possa succedere martedì prossimo al Senato (la fiducia al governo alla Camera dei Deputati è scontata), il nuovo gruppo di contiani langue e stenta a predene quota 161, i “responsabili” dell’UDC hanno già detto che staranno col centro-destra, è tutto una deludente questua di voti che potrebbero non arrivare. Ma Conte si salverà comunque. Non aspetterà nemmeno l’esito della votazione, si recherà dritto dritto al Quirinale dopo le dichiarazioni di voto e rassegnerà le dimissioni per poi ottenere un reincarico per la formazione di un governo Conte-ter.

Cosa auspico? Un governo di solidarietà nazionale a guida Marta Cartabria, già Presidente della Corte Costituzionale, ecco cosa auspico. Ma i tempi sono assolutamente immaturi (una donna, la prima nella storia italiana, alla guida di un governo? Ma dove si è mai visto?), e non ci saranno prese di posizione chiare su questo tema.

Prepariamoci alla settimana politicamente più disastrosa degli ultimi tempi. Qaunto meno sappiamo chi ne è responsabile.