I 70 anni “commuoventi” della Redazione Italiana di Radio Cina Internazionale

Oggi mi è arrivata una mail da Radio Cina Internazionale in cui mi si informa del compimento del 70° anniversario delle loro trasmissioni in italiano.

Una volta mi piaceva ascoltare certe emittenti straniere, scrivere, ricevere le loro risposte. Mandavano un sacco di gadgets e solo sapere che un segnalibro o un ritaglietto di carta velina provenivano dalla Cina era una soddisfazione straordinaria.

Ma allora non esisteva Internet, non c’era la posta elettronica, non si poteva contare sulle antenne paraboliche, i segnali arrivavano via onde corte e, soprattutto, ero molto più giovane e scemo.

Adesso sono invecchiato, la radio mi serve per ascoltare programmi veramente interessanti (quindi non propaganda) in casa e in macchina, le stazioni straniere le ascolto via satellite o in streaming, perché una delle cose per cui non smetterò mai di ringraziare la vita è la rete.

Sono vecchio, dunque, ma so ancora leggere e, soprattutto, so come è fatta una mail.

Apro l’invio della Redazione Italiana di Radio Cina Internazionale e, come spesso succede, ritrovo il mio indirizzo nel campo “To:” assieme a quello di una ventina di altre persone.

Gentili, non ci sono dubbi, così se io avessi voluto NON far conoscere il mio indirizzo di posta elettronica ad altri ascoltatori di Radio Cina Internazionale, sono stato accontentato, eccomi lì.

Del resto non posso proprio lamentarmi, perché anch’io, a mia volta, possono conoscere i dati degli altri, anche se non me ne importa proprio nulla, e vissero tutti felici e contenti.

Il “blocco” di destinatari della mail non è molto corposo, alcuni indirizzi vengono addirittura ripetuti più volte (chissà perché, magari pensano che sia una cosa importante), ed è organizzato in ordine alfabetico dalla S alla Z. Quindi questo non solo vuol dire che un servizio pubblico come quello delle trasmissioni per l’estero della radio di stato cinese non disponga (o non voglia disporre) di una mailing list chiusa che salvaguardi la privacy dei propri componenti (che, immagino, non avranno dato quei dati perché venissero ridiffusi in rete), ma che, se tanto mi dà tanto, i destinatari delle comunicazioni in italiano via posta elettronica dovrebbero essere circa 200.

E’ un sistema che sta tirando le cuoia, perché è evidente che il “ritorno” in termini di interesse è particolarmente basso.

Però anche quest’anno ci teniamo il concorsino. Per partecipare bisogna rispondere ad alcune domande. Una è: “Radio Cina Internazionale ha in programma di stabilire quante sedi generali all’estero?”. E va beh, se non lo sanno loro…

C’è anche spazio per una lacrimuccia: “Nell’arco di 70 anni sono state raccontate molte storie commuoventi: innumerevoli sognatori hanno raccontato in varie lingue i cambiamenti della Cina; numerosi giornalisti coraggiosi presenti sui luoghi degli eventi hanno registrato razionalmente i cambiamenti internazionali; molti ascoltatori che non abbiamo mai incontrato sono diventati i nostri più fedeli compagni di viaggio…….”

C’è di che immaginarseli questi sognatori, queste storie “commuoventi”, questi giornalisti coraggiosi che hanno “registrato razionalmente” i cambiamenti internazionali.

Peccato per loro che non ce ne fossero, o siano stati assai poco coraggiosi, quando il 4 giugno del 1989 si compiva la strage sulla Piazza Tienanmen.

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