I 45 anni del Guargua e altri coNponimenti poetici

Caro diario,

ieri è stata giornata di letizia per tutti noi.

Abbiamo festeggiato gàrruli il quarantacinquesimo genetliaco del buon maestro colitico Caciagli Edo (o Baluganti Ampelio), il quale, dopo essersi strafogato di una vassojata di vitel tonné, ha voluto renderci partecipi del suo gioire (e anche del suo greve imbarazzo di stomaco!) regalandoci questa foto, che ora regna sovrana nell’Aula Magna del Pio Istituto "Arno Peck" di Salviano.

Dopo che la Contessina Scalza, infanta del Caciagli (scalza sì, ma cià certe popo’ di fette del quaranta pare l’interfaccia grafica di Gnome a tutto schermo), ha recitato la poesiola, la Principessa Maila, consorte, ci ha portato due crostini di fegatelli diacci a testa con guarnizione di rondelle di carotine lesse e ci ha detto "Voi oggi siete fortunati perché avete mangiato ma non ci pigliate l’aìre chè vi metto in ginocchio sui ceci armeni!"

Dipòi, il maestro Caciagli, quella buona anima meteoropatica, ha fatto un discorso sull’importanza dell’esser buoni e ha finito lasciandoci un fortore che ancor mi ricerca nelle narici.

Oh, caro diario, come son felice per il buon maestro Caciagli, ora che è invecchiato e non può più correre per rimbalzarci quelle verghe d’avellano sul groppone come faceva un tempo, ragion per cui, lieto, ti lascio queste righe e vo’ a fare i compiti che tanto lui anche se me li corregge non ci capisce nulla, pover’uomo macrocefalo…

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