Hanno messo la pubblicità sul blog di Paolo Attivissimo (sgomento & tradimento!)

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Paolo Attivissimo dovrebbe essere la persona più felice del mondo, adesso che si è comprato la Tesla e si balocca bel bello con il suo nuovo giocattolino tecnologico.

Invece, disdetta, ci si è messa Google AdSense a guastargli il buonumore. Ha riferito sul suo blog che, in maniera inspiegabile (ma c’è qualcosa di inspiegabile nelle cose informatiche e telematiche? No, ci sono solo delle cose che si capiscono o non si capiscono), erano apparse per qualcuno dei suoi utenti delle pubblicità di AdSense, che, tuttavia, non erano visibili dalla totalità dei visitatori, ma solo di alcuni, senza una logica apparente (ma nelle cose telematiche c’è sempre una logica, solo che a volte non siamo nelle condizioni di trovarla).

Colpito nell’orgoglio (“Come? La pubblicità sul MIO blog??”), Attivissimo ha allertato i suoi adepti prima per cercare nuove prove e screenshot del mistero della caramella ciucciata, e poi, una volta risolto il problema, per fare un sondaggino su Twitter per sapere se i banner pubblicitari fossero ancora visibili e se si fosse trattato, quindi, di un complotto, o se il tutto fosse scomparso.

Ora, il blog di Paolo Attivissimo è ospitato su Blogspot (già Blogger). Blogspot è di Google. Blogspot ti permette di mettere in linea un blog con testi, foto e video, GRATUITAMENTE. Cioè, prima ti iscrivi (possibilmente con la tua identità di GoogleMail su cui ti sarai iscritto precedentemente), e poi puoi mettere in linea il blog. Va bene per chi comincia, per chi vuole uno strumento agile, veloce e senza particolari pretese per scrivere e gestire il proprio pensiero in rete. Ma di gratuito, si sa, in rete non c’è nulla. E infatti, quando apri un blog, “firmi” con il semplice clic una sorta di “contratto” con Google, in cui le dài il diritto ad inserire dei contenuti pubblicitari nelle tue pagine. Ed è esattamente quello che Blogspot ha fatto con il blog di Attivissimo. Né più né meno.

Poi qualcuno (grazie, se no il Nostro avrebbe pianto fino alla fine dei suoi giorni!) gli ha spiegato che il tutto era risolvibile con pochi clic e con l’eliminazione di pochi segni di spunta in un menu di impostazioni della pubblicità di AdSense. Insomma, si può fare senza particolari allarmismi.

E, poi, cosa si aspettava Paolo Attivissimo, che su una iniziativa totalmente GRATUITA per tutti il fornitore dei servizi non ci guadagni o non ci voglia guadagnare nulla? Che DAVVERO gratis significhi “libero da qualsiasi costo”? Il costo c’è, ed è anche molto caro da pagare. Se vuoi un servizio devi dare le tue credenziali, devi dare della merce in cambio, e nella stragrande maggioranza dei casi il prezzo sei tu, sono i tuoi dati, è la tua persona, i tuoi contatti, i tuoi commenti. Vale per tutti, vale per Facebook, per Twitter, per WhatsApp, per Instagram, tanto per citarne alcuni, e vale anche per i servizi di Google. Il blog del Nostro non è suo. E’di Google, e, se tu gli dài il permesso (perché glielo dài tu al momento della firma dell’accordo), loro inseriscono delle pubblicità per guadagnare. Non ci vedo nulla di male. Succede così anche per i più diffusi servizi di posta elettronica. Tu mandi una mail e loro te la spediscono,sì, ma nei footer inseriscono un messaggio pubblicitario (fosse anche solo allo stesso servizio). Non ci trovo nulla di strano o di scandaloso.

L’unico modo per sbrogliare la matassa è usare una piattaforma gratuita e aperta come WordPress (ma non è certo la sola disponibile), il “motore” che sta alla base dello stesso blog che state leggendo. Si studiano due istruzioni (e vi assicuro che se sono riuscito a capirlo io possono riuscirci tutti), si modifica UN SOLO file, se ne cancella un altro e, una volta comprato un dominio, un servizio di server MySQL e uno spazio web Linux, se tutto va bene, l’applicazione funziona al primo colpo. Ha migliaia di template, infiniti plugin per fare esattamente quello che vuoi tu, puoi controllare tutto, e, soprattutto, scegliere se non mettere NESSUNA pubblicità o riempirlo di banner (così come stiamo facendo noi). Certo, anche a un provider come Aruba i dati glieli devi dare, ma per le fatturazioni e le informazioni tecniche o commerciali (niente spamming, dunque, ma solo mail pertinenti e legate al servizio che acquisti). Sei TU che paghi (e un provider come lo stesso Aruba ha dei prezzi assolutamente ragionevoli), e se non vuoi la pubblicità, semplicemente, non ce la metti. Tu PAGHI e tu SCEGLI. Non è più roba del provider, è roba tua. E’ come se tu vivessi in una casa in affitto. Se paghi regolarmente il canone hai comunque il diritto di ospitare chi vuoi e di cacciare di casa chi ti pare (sì, anche dicendogli “Addio e grazie per tutto il pesce!”). Non puoi scegliere di fare quello che ti pare in casa degli altri (a meno che i suddetti “altri” non ti diano il permesso di farlo).

Much ado about nothing.

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