Guadagnare soldi sul web è possibile. Ma bisogna farsi il culo.

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Sissignori. E’ così. Guadagnare soldi con un sito web si può, è possibile e funziona. Solo che bisogna farsi il culo.

Se avete un sito web costruito da poco, non fatevi illusioni. Probabilmente i motori di ricerca devono ancora “vederlo” e indicizzarlo a dovere. E, comunque, la prima pagina dei risultati di ricerca scordatevela. C’è gente che paga per esserci. Gli altri hanno poche, pochissime chances.

Il SEO non serve a niente. Non credete agli annunci degli acchiappacitrulli che vi promettono risultati strabilianti in poco tempo. Solitamente vi spillano un mucchio di quattrini. I criteri con cui Google mette in prima pagina una pagina piuttosto che un’altra li conosce solo Google e nessun altro. Per cui mettetevi l’animo in pace. Non ci arriverete mai.

Se qualcuno cerca “sesso on line” e voi, guarda caso, avete scritto proprio un articolo su quell’argomento (porconi!), è assai probabile che facciate fiasco.

Se, invece, avete scritto un articolo su “Come scompattare un file zip su un server Linux“, qualche possibilità in più la avete. Perché probabilmente la ricerca dell’utente finale sarà meno generica e più raffinata.

Vi dico subito una cosa: se NON avete ALMENO un milione di pagine viste al mese è ben difficile che guadagniate cifre degne di essere prese in considerazione. Per carità, anche 50 centesimi al giorno sono meglio di un calcio nei denti. Ma sono sempre 50 centesimi al giorno.

Dipende da quello che volete. Se cercate un secondo stipendio è bene che vi mettiate a lavorare, e sodo. Se vi basta, in fondo all’anno, ripagarvi l’hosting e comprarvi un pacchetto di caramelle, è legittimo, e allora questo sproloquio potrebbe fare per voi.

Ma mettetevi in testa una cosa: voi non siete Wikipedia. Se Wikipedia mettesse un banner pubblicitario (perché di questo si tratta in questo post) per un’ora al giorno su TUTTE le sue pagine, eviterebbe di chiedere un caffè a tutti e di rompere i coglioni alla gente. Non lo fa per motivi etici? Cazzi suoi, anche l’etica si paga.

A proposito di Wikipedia: sapete come fa ad essere in testa alle ricerche su Google? Perché ha molti, moltissimi link interni ed esterni. Milioni e milioni di pagine corrispondono a milioni e milioni di link. Li avete, voi? Se sì, bene. Se no, che volete che vi dica io?

Pubblicità, dunque. Come quella che vedete qui. O di altro tipo. Dipende da quanto siete disposti ad essere invasivi nei confronti del lettore finale, quanto vi importa guadagnare e quanto vi importa che la gente vi legga. Sono scelte vostre, io non ci azzecco niente.

Io ora vi dico chi sono i MIEI fornitori di pubblicità, per il resto decidete voi.

1) Google AdSense: tenetelo molto ben presente: voi ne avete un disperato bisogno. E loro, se state alle loro regole, pagano puntualmente il 21 di ogni mese a patto che abbiate maturato un payout (credito) di almeno 70 euro nel mese precedente. Se così non è, non temete, i vostri dindini saranno messi da parte finché non avrete raggiunto gli agognati 70. L’iscrizione è un po’ lenta e macchinosa. O, almeno, lo era ai miei tempi. Ora non so.

State attenti perché con Google AdSense è facilissimo farsi brasare l’account, e poi piangete. Dovete stare alle loro regole, correggere i problemi che vi vengono via via segnalati, ma, soprattutto i clic che ricevete (e i soldi che ne ricavate) devono essere autentici e genuini. Se cliccate sui banner per conto vostro dopo tre giorni vi buttano fuori e non vi pagano nemmeno il maturato. E voi non siete così scemi, vero? Attenzione anche a fare gli sboroni. Non mettete i vostri ricavi sui social. Fatevi belli con gli amici a voce, magari. Ma non pubblicate MAI i vostri ricavi su un sito web o su un social. Lo so che è una tentazione irresistibile (come tutte le tentazioni), ma non si può fare. Per cui o accettate questa regola o lasciate perdere.

NESSUNO vi pagherà mai quanto vi paga AdSense. Quindi è inutile cercare alternative sul web. Le alternative ci sono, mica no. Il guaio è che pagano molto, molto di meno. Usatele quindi come riempitivo, NON come fonte primaria. Che è e resterà SEMPRE Google AdSense. Consideratelo un matrimonio. Di convenienza ma pur sempre un matrimonio.

2) Adsterra: questi sono una sorpresa. Sono veramente bravi. Non fanno storie per accettarvi il sito e sono assai rapidi nel darvi l’OK. I contenuti non sono all’altezza di quelli di AdSense. Qualche tetta e qualche culo qua e là. Ma potete escludere gli annunci hard, se non li gradite o se non li gradiscono i vostri lettori.

Pagano una volta ogni quindici giorni, via PayPal, se avete maturato 100 dollari (dollari, NON euro) di introiti. Per il bonifico ce ne vogliono 1000. Però, con altri sistemi pagano anche con soli 5 dollari. Insomma, cazzi vostri anche qui come volete incassare.

Ci vuole un periodo di “comporto” (nemmeno molto, appena 14 giorni) per entrare nel “giro” dei pagamenti, ma una volta entrati andate sul sicuro.

Altra cosa buona: a differenza di AdSense non pagano se qualcuno fa clic sulle pubblicità, ma il 70% dei loro banner paga per visualizzazione. Sarete, cioè, pagati una cifra (miserrima) ogni volta che il banner “appare” sul vostro sito. Benetto a sapersi.

Ci ho messo anni a trovare Adsterra. Il consiglio è gratis. Valutate e decidete.

3) Adscash: sono lituani ma che ve ne frega, mica siete razzisti! Hanno dei banner pubblicitari ma ci fate poco o niente. Meglio i popup. Ma occhio che i popup sono invasivi, vengono a noia e subito. Per cui usateli con cognizione e parsimonia.

Hanno un payout molto basso, appena 25 eurini, pagano su PayPal dopo un mese dalla conclusione del periodo di rifermento. Siccome siete duri di comprendonio, ecco spiegato il tutto con un esempio: nel mese di gennaio maturate 30 euro. Bravucci, avete superato i 25. Quindi avete diritto ad essere pagati. Lo sarete (anche su PayPal) agli inizi di marzo (tra il 3 e il 6 del mese, solitamente).

Perché tutto questo? Ma allora davvero siete fuori dal mondo. Soldi, interessi. Se il vostro credito lo trattengono in banca per un mese, su quella cifra e su quell’importo, per quel periodo l’azienda che vi paga riscuote gli interessi. Voi siete uno, ma loro hanno migliaia di publisher, e alla fine dell’anno sono soldini. Che ve ne sembra?

Dimenticavo che anche qui l’importante è andare a “regime”. Poi, se siete bravini e anche fortunatelli, potete contare sui vostri bravi 25 euro al mese o più anche voi.

4) Paycash: non sono il massimo. Si occupano di popunder, che non sono invasivi come i popup, ma rompono abbastanza le balle. Pagano poco e ci mettete una vita a racimolare qualcosa. Tuttavia, col tempo e la pazienza maturano le sorbe, diceva il mi’ nonno Armando.

Quanto guadagno io? Sì, lo dico a voi!!

E chest’è!