Grillo parla dei giornalisti “critici” sul suo blog. E fa bene!

Si parla molto (e, francamente, non riesco a capirne il perché) di Beppe Grillo e del suo segnalare sul suo blog alcuni giornalisti che si caratterizzano per una certa vis polemica e per una certa vivacità di linguaggio nei confronti suoi e del Movimento 5 Stelle.

Fa bene. Molto bene. Il web ha la memoria corta e i cittadini ancora di più. Si tende sempre a dimenticare quello che si è letto da una parte (quella del lettore finale) e si tende sempre a scrivere articoli infarciti di volgarità e inesattezze dall’altra (quella degli addetti all’informazione). Quindi c’è bisogno di conservare in un luogo accessibile uno “storico” della tecnica, se non dell’insulto, almeno dello sberleffo.

Grillo ha cominciato con Maria Novella Oppo, giornalista de l’Unità, il quotidiano politico che percepisce una delle più alte percentuali di finanziamento pubblico agli organi di stampa ideologicamente schierati.

I passaggi denunciati da Grillo recitano:

“‘Ogni giorno una pagliacciata dei grillini […] Fanno casino […] Dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano […] Inscenano gazzarre […] Sono succubi di Berlusconi’. Qualche giorno fa: ‘Casaleggio va elucubrando ai danni dell’Italia’. E ancora: ‘Grillo vuole tutto, soprattutto il casino totale […] Un brulichio di piccoli fan [sono] divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio perché non si prendano troppe libertà”.

Questa non è critica. Non è nemmeno giornalismo. E’ poco più di una maldestra stesura per additare al pubblico ludibrio un movimento. Lo dimostra chiaramente il fatto che non ci sia nessun intervento nel merito su quello che hanno fatto o che non hanno fatto per l’Italia. Che so, proposte di legge, interventi alle Camere, manifestazioni pubbliche. E invece no, “fanno casino” (e va beh), “sono succubi di Berlusconi (il PD, invece ci ha governato insieme fino a poco prima della decadenza del Condannato) e, soprattutto “tenuti al guinzaglio perché non si prendano troppe libertà”. Cosa sono, cani, che li tieni al guinzaglio? E come mai non ci si possono prendere “troppe libertà”? C’è una dose media giornaliera di libertà per uso personale dopodiché si diventa dei pericoli per la società?? E’ Grillo che li tiene al guinzaglio? A quale scopo? Nessuna risposta.

Certo, questo è vero, la Oppo è stata offesa sui social network in un modo indicibile e riprovevole. Può agire in giudizio per questo, e se e quando lo farà avrà la mia solidarietà. Ma se la persona di Maria Novella Oppo è stata offesa, i cittadini italiani non sono da meno al sapere che lei e i suoi colleghi vengono pagati ANCHE con le tasse che pagano per scrivere queste cose.

Letta, su Twitter, interviene a favore della giornalista:

“Democrazia è rispetto della libertá dei giornalisti di criticarti”. Ma certamente. E dov’è andata a finire la libertà di criticare i giornalisti? O, forse, la lora casta è intoccabile e incriticabile per default, per cui il diritto di critica, connaturato al diritto alla libertà di espressione, è sempre e comunque giustificato o giustificabile in un senso unico?

Non ha mancato di farsi sentire neanche Laura Boldrini: “preoccupante e pericoloso stilare liste di proscrizione dei giornalisti sgraditi e sottoporli alla gogna digitale, versione 2.0 dei pestaggi di un tempo. E’ grave che Grillo non voglia riconoscere ad altri il diritto di critica che il suo movimento pratica con ogni modalità nelle aule parlamentari. Straordinario, la “gogna digitale”, rappresentata dalla rete, è la versione 2.0 dei pestaggi di un tempo. Si preferirebbe, quindi, un discreto e impalpabile oblio al permanere della memoria. Solidarietà alla giornalista che ha parlato di parlamentari “tenuti al guinzaglio” perché se no si prendono “troppe libertà” da parte di chi ha sempre spinto verso una riforma della rete anziché verso l’applicazione delle leggi esistenti ANCHE alla rete.

Quello di Francesco Merlo è un altro esempio.

Francesco Merlo l’ho sempre ammirato. Nella postfazione a un libro MOLTO bello di Caterina Malvenda, Carlo Melzi D’Eril e Giulio Enea Vigevani, intitolato “Le regole dei giornalisti, edizioni Il Mulino, parla della sua vita da eterno querelato per diffamazione. Merita tutto il rispetto per essere uscito indenne da TUTTI i giudizi che lo hanno riguardato.

Ieri, nel suo blog, ha scritto un articolo intitolato “Il manganello di Grillo. Ora, il “manganello” ricorda strumenti di coercizione tipici del ventennio che fu. Non è un titolo che dà al lettore un senso di neutralità. Ma certamente non è questo l’interesse primo del giornalista.

Vi usa parole ed espressioni come “fatwa”, “un giornalista al giorno da lapidare”, “prosa malata”, “uno così caricaturale ed esagerato lo avremmo liquidato con un coro di “scemo scemo””, “gli spasmi biliosi e la patologia ossessiva di Grillo” “il furore sta trasformando gli ex ingenuotti del Movimento 5 stelle in funzionari fanatici”.

E poi “le ultime schedature di “obiettivi sensibili”, le hanno fatte in Italia quelli che poi, dopo qualche anno, aspettarono in via Solferino Walter Tobagi.” E anche questa del terrorismo evocato ad ogni cigolar di porta non è una critica. Perché non lo è e non lo può essere.

“Passo per essere uno dei giornalisti più querelati d’Italia”, scrive Merlo a pag. 156 del libro che ho citato. Magari qualche ragione c’è. Qualche ragione che non ha mai retto il vaglio dei giudici, ma che magari avrà provocato nel sentire di qualcuno quel senso di vigile “quello che leggo non mi torna!” che fa noi lettori dei giornali liberi dalle opinioni di Lorsignori.

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