Gli studenti e i “nuovi” (vecchi) esami di Stato

Reading Time: 3 minutes

Sono lì, di nuovo in agitazione.

Sono gli studenti che protestano per la reintroduzione delle prove scritte all’esame di Stato (ex Maturità).

Lamentano di essere stati discriminati da una decisione ministeriale quanto meno “anomala”, quella che reintroduce la prima prova di italiano valida per tutti gli indirizzi di studio, e la seconda prova di indirizzo, scelta e approntata dalle commissioni interne.

Tutto ciò perché, dicono, sono stati tre anni in DaD. Il che non è vero perché le lezioni di questo anno scolastico (il quinto per loro) si sono sempre svolte in presenza per disposizione, e in DaD ci sono andati solo gli alunni positivi e quelli a stretto contatto con loro.

Dicono che molti di loro sarebbero stati svantaggiati perché non avevano i “device” (perché dire “dispositivi” è troppo lungo e faticoso) adeguati. Ma se stanno sempre e costantemente a chattare sui loro telefonini via WhatsApp! Cosa hanno paura, di consumare i loro preziosissimi giga? Sappiano allora che anche i loro insegnanti, soprattutto all’inizio della pandemia, hanno messo a disposizione della scuola le loro connessioni e i loro mezzi personali e PRIVATI (che pagano con i LORO soldi). Fanno spesso da “router” all’amico, all’amichetta, al compagno di banco, regalandogli un po’ delle loro preziosissime risorse telematiche, non sono capaci di regalare a loro stessi tempo e connessione per seguire una lezione a distanza?

Le scuse cambiano la forma ma non la sostanza. Come quando, da piccoli, dicevano “non ho il libro, il cartolaio non me lo ha ancora portato”. Ma, dico io, c’è Amazon che te lo porta a casa in pochi giorni col 15% di sconto e tu vai ancora dal cartolaio? Strani ragazzi, strani davvero.

Fatto è che, siccome negli ultimi due anni si è fatta lezione a distanza e gli esami consistevano nel maxi-orale semplificato, dicono che l’anomalia di cui sopra è quella di tornare agli scritti, dimenticando che la sola prova orale era la VERA e UNICA anomalia e che questa è la tanto agognata “normalità” a cui vaccini e greenpass ci hanno accompagnato. Che poi sono gli stessi vaccini e greenpass che vi hanno portato ad accedere di nuovo ai bar e ai vostri amati Spritz, e che vi porteranno a brevissimo tempo a tornare a ballare in discoteca senza mascherina. Si può sapere che diàmine volete?

Dicono che non sono in grado di affrontare una prova così impegnativa. Ma “impegnativa” de che? Sono arrivati in quinta, dovrebbero aver acquisito conoscenze e competenze adeguate per affrontare la scelta tra sette (dico, sette!) quesiti d’esame allo scritto di italiano. Dice “eh, ma c’è da fare l’analisi del testo, il saggio breve, il tema di storia…” e va be’, santa pazienza, ma l’analisi del testo si fa dal primo anno! Come hanno fatto ad arrivare in quinta senza una competenza così fondamentale? I temi o i questionari di storia si fanno dalla notte dei tempi, per i saggi brevi ci sono le guide dei testi di riferimento, non ci dicano che non sanno leggere e fare un po’ di analisi e sintesi, perché allora, semplicemente, non dovrebbero essere all’ultimo anno.

“Eh, lo so, ma metti che esce un autore che non abbiamo fatto in classe col prof, come facciamo a parlarne?” Ma non ne dovete parlare. Dovete solo cogliere i nuclei linguistici, formali e caratterizzanti quel testo, non inquadrare l’autore e la sua produzione letteraria nel dibattito culturale del suo tempo (a meno che non vi venga espressamente richiesto).

“E la seconda prova?” Eh, quella la formulano i membri della commissione o del consiglio di classe. Insegnanti che vi conoscono e che sanno fin dove si sono spinti con il programma svolto. Siete più che garantiti da questo punto di vista.

“Ma è difficile!” E certo che è difficile, siete abituati a considerare la scuola come una passeggiata da copia-incolla, siete abituati a vivere di pane e Wikipedia (anzi, a volte nemmeno il pane!), pe UNA volta (dico UNA) cercate di produrre qualcosa di vostro, di originale, di confrontarvi coi problemi, di risolverli, di dare un contributo personale a questo schifo di società, fatevi vedere per quello che siete, non siate solo “la copia di mille riassunti”, come cantava Samuele Bersani.

Perché là fuori non vi faranno sconti, sia che decidiate di andare a lavorare, sia che optiate per proseguire con l’Università.

Ma loro non mollano. Ma gli conviene?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.