Gli assalti fascisti alla CGIL e il neofascismo di sinistra

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E’ certo che l’assalto vandalico perpetrato nei confronti della sede della CGIL di Roma è un gesto esecrabile che va condannato senza mezzi termini.

Ma c’è comunque qualcosa che non torna in tutto questo solidarismo, dovuto ma criticabile. Parliamone un po’ di questa CGIL, locomotiva trainante della triade sindacale maggiore. E’ stata attaccata da un manipolo di fascisti che sono stati immediatamente identificati e posti in stato di fermo. Uno di loro era sottoposto alla misura del braccialtto elettronico, e ci sarebbe anche da chiedersi il perché. Li hanno presi perché i fascisti storici e radicati nella nostra società civile sono estremamente prevedibili.

Non altrettanto prevedibili sono i fascismi che si sono insinuati in una certa sinistra di maniera, appoggiata da sempre dalle sigle sindacali di maggioranza. Che da almeno un trentennio hanno abdicato alla loro funzione di tutela dei lavoratori diventando, lentamente ma inesorabilmente, dei fornitori di servizi a pagamento. Vuoi una consulenza di diritto sul lavoro? Vai al CAF. Devi chiedere il contributo per l’asilo dei tuoi figli? Ci pensa il CAF. Devi calcolare l’ISEE della tua famiglia? Ci pensa il CAF. Si offrono come intermediari tra te e lo Stato. “Vieni, ci pensiamo noi…” ti fanno sentire sicuro, e tu non fai altro che delegare, delegare, delegare. Dovrebbero difendere i diritti dei lavoratori, non calcolarti tra quanto andrai in pensione. I diritti dei lavoratori si difendono nelle piazze, nei circoli, tra la gente, perché il lavoro è il fondamento della Repubblica. Non in un ufficio polveroso pieno di carte e di fascicoli, con i computer antidiluviani che viaggiano ancora con Windows XP e le segretarie scortesi che ti fanno capire che LORO ti stanno facendo un favore. E i favori, in un’ottica di potere, si ripagano.

E’ così che funziona. In cambio ti chiedono la tua fedeltà. In fondo una tessera costa poco e può dare tanto. E diventi uno di loro.

Uno di quelli che non fanno NIENTE per salvaguardare i lavoratori che devono pagarsi un diritto costituzionalmente riconosciuto come quello al lavoro tramite un green pass da rinnovare ogni 48 ore, complici di partiti politici che governano in allegra alleanza con la Lega e con Forza Italia. O, ancor peggio, inerti. Ricevono la solidarietà e l’abbraccio di Draghi, ma la base, la famosa “base” di cui si parlava tanto nei comunismi degli anno ’70, quella non l’ascolta più nessuno. E la “base” è incazzata. Giustamente MOLTO incazzata.

E dal 15 ottobre il malessere sociale, che fino ad ora apparteneva ad alcune categorie di lavoratori, si estenderà a TUTTI, dipendenti pubblici o privati che siano, senza alcuna distinzione. Sarà il caos totale. E infatti i lavoratori portuali di Trieste (che NON sono la CGIL) si sono già mossi e hanno ottenuto risultati incoraggianti dal Ministero degli Interni che sta cominciando ad aprire alla possibilità di tamponi gratuiti (con costi a carico delle aziende) per la loro categoria. Questi, che nel frattempo hanno paralizzato il 90% del lavoro rendendo di fatto immobile il porto, hanno risposto ciccia, e hanno preannunciato il prosieguo delle loro proteste finché il green pass non venga abolito per TUTTI. Senza sfasciare nulla, senza attaccare nessuna sede sindacale, senza che nessuno abbia dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.

E, infine, dulcis in fundo (o venenum in cauda), l’abolizione dell’articolo 18 dallo Statuto dei Lavoratori ce lo vogliamo ricordare o no? E vogliamo parlare di Landini che va in giro con l’auto blu??

E mentre tutti parlavano dell’assalto alla CGIL, quasi nessuno si è degnato di far cenno all’assalto nei confronti dei sanitari e del personale medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale Umberto I di Roma. Anche loro sono lavoratori. E chi li tutela, la CGIL? Ma via…