Giù le mani dall’INPS!

Ci sono andato, poi, all’INPS di Teramo, come vi avevo detto.

Sono arrivato lì alle 12,40 circa. Ero convocato per le 13,15. Voglio dire, orari in cui gli uffici pubblici (e, soprattutto QUEL tipo di uffici pubblici) sono aperti.

Invece il portone di ingresso era chiuso. Sprangato.

Ecco, io ho delle difficoltà di deambulazione, clàudico. Siete VOI che mi convocate. Fosse per me, me ne starei volentieri su una chaise-longue a fumarmi un sigaro. Per le 13,15. Sono le 12,45, ormai, come cazzo faccio a entrare?

Zoppica zoppica faccio il giro del palazzo, pronta alla bisogna la fida stampella, a cercare eventuali altre entrate. Niente. Uscite ce ne sono tante, di sicurezza o di periglio che siano.

Alla fine sfrutto l’uscita accanto al portone chiuso, approfittando di una coppia di fidanzati che si è mossa a compassione contemplando la mia menomazione e il mio stato d’invalido.

Adesso è il momento di chiedersi per andare dove dovevo andare per dove devo andare. Ah, sì, per di là. Ora il “per di là” passa da una stanza in cui c’è il riscaldamento a tutta e in cui sono accatastati (anche in bidoni apparentemente per l’immondizia) fascicoli, carte, archivi. Immagino che, soprattutto di questi tempi, una vecchia pratica pensionistica abbia un freddo cane, quindi, per non farla soffrire troppo, le si accendono i termosifoni a manetta, mi sembra giusto, tanto pagano i contribuenti. Un giorno anche la mia andrà a finire lì dentro, e ora so che non si buscherà il raffreddore.

Aspetto pochissimo. Non c’è praticamente nessuno. Solo un cartello in fondo allo stanzone: “Giù le mani dall’INPS”. Che è un po’ come dire “Giù le mani dalla mia 124!!”

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